> > F-35: ministro della Difesa (M5S) non taglierà ordinativi

F-35: ministro della Difesa (M5S) non taglierà ordinativi

F-35

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in quota 5 Stelle, assicura l'alleato USA che non taglierà gli ordinativi dei cacciabombardieri F-35.

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta non sembra intenzionata a tagliare gli acquisti dei cacciabombardieri F-35.

Eppure, il MoVimento 5 Stelle ha sempre considerato tale programma come “fallimentare”, chiedendo quando all’opposizione che venisse al più presto chiuso per finanziare il reddito di cittadinanza. Ora che sono al governo, però, i pentastellati sembrano accorgersi che tra il dire ed il fare ci sono di mezzo delle pesanti sanzioni. Trenta ipotizza quindi che al momento si può solo pensare di diluire maggiormente nel tempo la spesa degli F-35.

F-35 difettosi: programma fallimentare

“Il programma F-35 è un programma fallimentare. È sempre la stessa storia. Ci fanno entrare in progetti fallimentari (TAV, TAP, guerra in Afghanistan, programma F-35), poi ci dicono che si sono sbagliati ma è tardi per uscire perché i costi sarebbero esagerati” tuonava alla Camera, l’8 agosto 2017, l’ex deputato Alessandro Di Battista. Appena tre mesi prima, il MoVimento 5 Stelle aveva inserito nel suo programma di governo votato dagli iscritti alla piattaforma Rousseau lo stop all’acquisto degli F-35 perché ritenuto “inutile e costoso”.

“Il programma deve essere chiuso al più presto” aveva detto anche Tatiana Basilio, componente della Commissione Difesa nella scorsa legislatura. Già a febbraio 2018, però, a circa un mese dalle elezioni, il M5S sembrava intenzionato a voler accantonare il taglio dei cacciabombardieri della Lockheed Martin, poiché ogni riferimento sugli F-35 pareva essere sparito in campagna elettorale.

Eppure ben 5 anni fa Luigi Di Maio, futuro leader pentastellato e vicepremier, assicurava gli elettori grillini che con i 10 miliardi risparmiati dall’acquisto di “cacciabombardieri difettosi che non ci servono a nulla” avrebbe finanziato il reddito di cittadinanza.

A questi, bisognerà inoltre aggiungere i 10 milioni di dollari in più per l’acquisto di ulteriori 8 cacciabombardieri F-35 (per un totale di 26), fatto dall’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti pochi mesi prima della caduta del governo.

Ministro Trenta ci ripensa

Un’eredità pesante per Elisabetta Trenta, neo ministro della Difesa in quota M5S, a cui però non sembra intenzionata a voler rinunciare in forza della fedele alleanza dell’Italia (e del governo) con gli Stati Uniti.

In una intervista a Defensenews.com, infatti, Trenta assicura che il nostro Paese non ridurrà gli ordinativi dei caccia F-35. Al massimo, concede il ministro, il governo potrebbe “allungare il suo piano d’acquisto”. “Quello che mi piacerebbe fare è alleggerire il carico poiché abbiamo altri impegni di spesa in Europa. – anticipa Trenta – Cercheremo di allungare le consegne anziché di tagliare l’ordine, il che ridurrebbe le compensazioni e le sanzioni”.

A tentare di spiegare questo improvviso dietrofront del M5S sul programma degli F-35 ci pensa Angelo Tofalo, neo-sottosegretario alla Difesa. Ai microfoni di Fanpage.it, il pentastellato spiega: “Stiamo un attimino analizzando bene quelli che sono i numeri. – aggiungendo – Per evitare sanzioni, si può quindi diluire maggiormente nel tempo la spesa sugli F-35 e quindi magari pensare ad una politica industriale differente anche perché siamo impegnati su diverse altre aree di spesa in Europa per quanto riguarda la Difesa”.

Più spese militari per la NATO

Spese però che potrebbero lievitare ulteriormente. Il ministro della Difesa ha confermato infatti al consigliere per la Sicurezza nazionale americana John Bolton, in visita a Roma il 26 giugno 2018, che l’Italia farà di tutto per raggiungere l’obiettivo di spesa della difesa della NATO pari al 2% del prodotto interno lordo entro il 2014. Ciò vorrebbe dire ulteriori 16 miliardi di euro che porterebbero gli investimenti militari a ben 39 miliardi di euro l’anno, ovvero circa 100 milioni al giorno.

Eppure, nel programma Difesa i pentastellati si erano lamentati quando all’anno l’Italia di milioni ne spendeva 64 al giorno, evidenziando come la spesa fosse in costante aumento, pari a più 21 per cento nelle ultime tre legislature. E siccome la spesa militare veniva tacciata come “uno degli aspetti più oscuri“, il MoVimento 5 Stelle prometteva un “bilancio più trasparente”. Quanto di più essenziale al momento, vista la nuova politica di Difesa dei pentastellati.