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Fabio Palotti, chi era l’operaio morto al ministero degli Esteri

Dopo il tragico incidente sul lavoro alla Farnesina in cui è morto sotto gli occhi dei colleghi l'operaio 39enne Fabio Palotti partono le indagini

Fabio Palotti

Si chiamava Fabio Palotti ed era un tecnico specializzato pieno di vita, ma soprattutto era un papà, ecco chi era l’operaio morto al Ministero degli Esteri nella mattinata del 28 aprile dopo una caduta fatale in un vano ascensore del palazzo.

L’uomo sul cui decesso indaga la procura di Roma aveva 39 anni ed era padre di una bambina. I media spiegano che l’incidente sul lavoro, l’ennesimo in Italia, in cui Fabio ha perso la vita si sarebbe verificato nel corso di una serie di interventi di manutenzione. Erano a quanto pare interventi di routine sull’ascensore al civico 1 del palazzo della Farnesina.

Chi era Fabio Palotti, l’operaio morto alla Farnesina

I medici del personale Ares 118 erano stati allertati immediatamente dopo la caduta di cui il 39enne era rimasto vittima, purtroppo però al loro arrivo Fabio era già deceduto a causa del violentissimo trauma dovuto a quel volo maledetto. Le unità del 115 hanno poi provveduto a mettere l’intera area in sicurezza, sia per scongiurare nuovi pericoli che per “congelare” la scena per le verifiche di procura, forze dell’ordine ed ispettori preposti.

I Carabinieri della compagnia Trionfale hanno verbalizzato alcuni testimoni ed il colleghi della Sezione rilievi tecnico scientifici del nucleo investigativo di via In Selci hanno avviato controlli e repertamenti. 

Le indagini, le ipotesi e il fascicolo della Procura

Sulle case della tragedia per ora è buio fitto: si ipotizza un malfunzionamento della modalità “manutenzione” che avrebbe fatto ripartire la cabina e fatto scivolare il 39enne. Il Messaggero ha spiegato che sul decesso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’uffico, titolare: l’aggiunto Giovanni Conzo.

Fabio è precipitato nel vuoto sotto gli occhi dei colleghi ed un addetto alle pulizie del ministero ha commentato amaramente: “Non devono succedere queste cose. Ci alziamo la mattina alle 4,30 e non si può morire così”. Non si ha menzione, almeno per ora, di messaggi pubblici di cordoglio, ufficiali o social, da parte del pur prolificissimo ministro Luigi Di Maio.

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