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L’opinione di Michele Monina

Fabrizio Frizzi, un ricordo senza false retoriche

Tutto vero, quindi. Come è vero che con lui se ne va uno degli ultimi protagonisti di una televisione gentile, educata, mai sopra le righe.

Fabrizio Frizzi

Nella notte è morto per emorragia cerebrale all’ospedale Sant’Andrea di Roma Fabrizio Frizzi, l’eterno ragazzo della televisione italiana, aveva sessant’anni. Con lui se ne va uno degli ultimi pezzetti di una televisione garbata, gentile, d’altri tempi.

Bruttissima notizia, che lascia sgomenti, come quando a morire è una persona che ci è realmente cara, un amico, un parente stretto, qualcuno che ha attraversato in maniera importante la nostra vita. In molti, sulle prime, hanno pensato a una fake news, ma presto la stessa Rai ha dato conferma ufficiale, e per una volta ci si è rammaricati di non essere stati gabbati da qualcuno alla ricerca di click.

Il ricordo

Frizzi

Così sui quotidiani online, sui magazine, sui social si sta giustamente raccontando la scomparsa di un volto da tempo familiare, un giovane uomo dalla lunga carriera alle spalle, popolare seppur lontano, per quanto gli è stato possibile, dalle pagine di gossip.
Ma questa storia andrebbe raccontata diversamente.

O almeno si dovrebbe aver il coraggio, per una volta, di lasciare da parte le ipocrisie, le frasi di circostanza, per rendere omaggio sincero a chi ha provato suo malgrado a sopravvivere, almeno professionalmente, a un cambio epocale. Un cambio che ci lascia spiazzati, al quale ci dobbiamo adeguare, perché non siamo certo noi a dettare le linee guida del destino, ma che fatichiamo a farci piacere.

Tutto vero, quindi.

Nella notte Fabrizio Frizzi è morto.

Era stato colpito mesi fa, a ottobre, da un’ischemia che aveva rischiato di ucciderlo.

In molti avevamo fatto il tifo per lui, e in molti avevamo gioito per il suo ritorno in tv, di quella stessa gioia che ci porta a empatizzare con chi in realtà conosciamo ma non ci conosce, ma non per questo è meno presente nelle nostre vite. Poche ore fa, probabilmente per gli stessi motivi, o forse per quella strana forma di presagio che a volte la finzione televisiva ci regala, ci eravamo commossi con lui, i suoi occhi lucidi dentro le nostre televisioni per l’abbandono a L’eredità di un supercampione, Andrea.

Una televisione gentile

Tutto vero, quindi.
Come è vero che con lui se ne va uno degli ultimi protagonisti di una televisione gentile, educata, mai sopra le righe.

Una televisione, però, che oggi non ha asilo, se non in determinati spazi, perché oggi la comunicazione è altro, lo spettacolo è altro.

Leggiamo quotidianamente che la televisione sta scomparendo. Che i giovani non la guardano più, distratti o salvati, vai a capire, dalla rete. E del resto l’auditel, vero giudice senza appello del piccolo schermo (piccolo ma non piccolissimo come quello degli smartphone, che della televisione sono probabilmente assassini), premia sempre e solo i programmi in cui i toni sono accesi, in cui la volgarità regna sovrana, in cui ci si è adeguati a quella forma di aia col tetto che è diventata la nostra vita quotidiana, tra social network sempre più intasati di odio, la politica che si è di conseguenza omologata e a seguire tutto il resto.

Aveva quindi i giorni contati, probabilmente Fabrizio Frizzi dentro questa televisione. E nel corso della sua decennale carriera, nonostante i tanti risultati raggiunti, non gli era stato tributato il successo che aveva avuto. Dopo il suo esordio nel 1980, con Tandem, programma per ragazzi, ancora giovanissimo, Frizzi aveva bruciato velocemente le tappe, inserendosi sulla scia dei conduttori classici alla Corrado, alla Pippo Baudo, alla Mike Bongiorno.

Frizzi
Garbato, lo si è già detto, e familiare, era letteralmente entrato dentro le case di tutti gli italiani nell’epoca in cui condurre un programma in prima serata su Rai1 significava questo, e si pensi a must come Scommettiamo che, o Europa Europa. Poi era stato messo in qualche modo da parte, nel momento in cui era rientrato dopo una breve parentesi a Mediaset, declassato su Rai3 e poi tornato a fatica in auge grazie a programmi di indubbio successo come I soliti ignoti e L’eredità, che ancora stava conducendo, ma anche alle tante conduzioni di Miss Italia o di Telethon. Si era conquistato un posto di rilievo nel pre serale, ma a parte la partecipazione più che fortunata a Tale e Quale Show dell’amico Carlo Conti, dove lo avevamo visto interpretare in maniera sorprendente alcuni cantanti del nostro panorama, sulla carta distantissimi da lui, si pensi a Piero Pelù o a Enrico Ruggeri, la prima serata non era quasi mai più stata a sua appannaggio. Per dire, in tanti anni di carriera, mai Frizzi ha condotto il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, lui che così tanto si era speso per Mamma Rai. Si era più volte ventilato il suo nome, e nei primi anni Novanta era stato qualcosa più di un venticello, ma quello che sarebbe sì stato un tributo da parte della televisione di Stato non c’è stato. Ciò nonostante Frizzi era sempre stato lì, a farci compagnia. A farla anche a chi la televisione la guarda poco e non guardava i suoi programmi se non di passaggio, perché il suo modo di abitare il piccolo schermo è sempre stato poco invasivo, un Insinna senza i fuorionda, un Pippo Baudo meno egoriferito, un Carlo Conti più raffinato. Le Barbare D’Urso, le Maria De Filippi, i Teo Mammuccari non li vogliamo neanche citare, sarebbe poco in tema.

Frizzi

La notizia della sua morte, nella notte, ci lascia spiazzati, proprio perché, come scrivono in molti, era l’eterno ragazzo della televisione, così ce lo siamo sempre visti davanti, e oggi scopriamo che eterno non era.

Guardare la televisione è attività sempre meno rilassante, e sempre più faticosa, perché il piccolo schermo è diventato troppo simile alla realtà che ci circonda, e la realtà che ci circonda non è cesto un posto così rassicurante e gradevole.
A guardare il mondo dei social lo stiamo piangiamo in tanti. Domani torneremo a alzare i toni, per oggi, almeno per oggi, rimaniamo spenti.

Michele Monina, nato in Ancona nel 1969, vive e lavora suo malgrado a Milano. Scrittore, critico musicale, autore, ha pubblicato nell'arco di vent'anni una settantina di libri spaziando dalla narrativa ai reportage, e dedicando una particolare attenzione alle biografie. Suoi i lavori scritti a quattro mani con Vasco Rossi, "Da rocker a rockstar" e "Vasco Mondiale al Modena Park", "Saghe Mentali", scritto con Caparezza, e la prima biografia al mondo di Lady Gaga. In ambito giornalistico si è fatto le ossa su Tutto Musica e negli ultimi anni ha scritto per il Fatto Quotidiano. Ora collabora con Rolling Stone e Linkiesta, oltre che per il suo sito Il Tasso del Miele. Autore del programma tv "Stasera niente MTV", con Ambra Angiolini, lavora anche per la radio come critico musicale di Rtl 102,5.


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Michele Monina

Michele Monina, nato in Ancona nel 1969, vive e lavora suo malgrado a Milano. Scrittore, critico musicale, autore, ha pubblicato nell'arco di vent'anni una settantina di libri spaziando dalla narrativa ai reportage, e dedicando una particolare attenzione alle biografie. Suoi i lavori scritti a quattro mani con Vasco Rossi, "Da rocker a rockstar" e "Vasco Mondiale al Modena Park", "Saghe Mentali", scritto con Caparezza, e la prima biografia al mondo di Lady Gaga. In ambito giornalistico si è fatto le ossa su Tutto Musica e negli ultimi anni ha scritto per il Fatto Quotidiano. Ora collabora con Rolling Stone e Linkiesta, oltre che per il suo sito Il Tasso del Miele. Autore del programma tv "Stasera niente MTV", con Ambra Angiolini, lavora anche per la radio come critico musicale di Rtl 102,5.

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