Titolo Facebook crolla: si dimette il capo della sicurezza
Titolo Facebook crolla: si dimette il capo della sicurezza
Economia

Titolo Facebook crolla: si dimette il capo della sicurezza

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Titolo Facebook crolla: si dimette il capo della sicurezza

Facebook è stato colpito da uno scandalo sulla sicurezza delle informazioni private di 50 milioni di persone. Il capo della sicurezza si è dimesso

Il colosso dei social network, Facebook, si trova alla prese con un problema molto serio che sembra abbia colpito ben 50 milioni di elettori statunitensi. Tutta la dirigenza del social network creato da Mark Zuckerberg sta vivendo un periodo di crisi negativa, la prima da quando è scoppiato il suo utilizzo, nel lontano 2005/2006. I titoli hanno perso quasi il 7%. Quali sono le cause?

Dimissioni capo della sicurezza di Facebook

Da anni ormai i social network sanno moltissimo delle nostre vite private, il tutto è dovuto ad un utilizzo smisurato degli smartphone. Attraverso questi apparecchi postiamo foto di ogni genere a qualunque ora del giorno che inevitabilmente finiscono in server proprietari delle società a cui appartengono i social. Per evitare che tutte queste informazioni, estremamente personali, siano disperse o perse vi sono dei controlli di sicurezza diretti da persone fisiche. Il capo della sicurezza di Facebook era Alex Stamos, che a seguito dello scandalo si è prontamente dimesso.

Era noto da tempo che Facebook facesse fatica a trattenere le informazioni personali degli utenti del proprio sito.

Ognuno vi può accedere tramite un semplice account che si può creare con dati falsi e in pochissimi minuti. Analizziamo la situazione dalle origini per capire meglio come si è evoluta la faccenda e perchè in tutto ciò sono stati menzionati sia Putin che Trump. In prima istanza analizziamo la società americana Cambridge Analytica e cerchiamo di capire il perché è dentro alo scandalo.

Caso Cambridge Analytica, cos’è

Due importanti testate giornalistiche, The Guardian e The New York Times, hanno reso pubblica l’informazione che è stato fatto un utilizzo improprio dei dati prelevati da Facebook. I dati prelevati appartengono a ben 50 milioni di persone. La società che si è macchiata di ciò è Facebook coadiuvata da Cambridge Analytica, molto vicina alla destra degli Stati Uniti.

Cambridge Analytica è una società che come core business prevede la raccolta dati dai principali social network. Ognuno di noi infatti lascia molto tracce di sé attraverso l’uso di queste applicazioni. I dati che vengono presi e utilizzati dalla società statunitense sono per esempio i mi piace, da dove ci colleghiamo e condividiamo le foto oppure che commenti facciamo.

Questa serie di dati “rubati” dal social vengono poi analizzati attraverso dei software. Possono essere utilizzati per vari scopi, ci possono essere scopi di marketing o business oppure altri scopi che non ci è dato sapere.

La principale funzione che fa Cambridge Analytica è creare un profilo di ogni utente per fini economici, ovvero vendite e pubblicità. In base ai nostri interessi, facilmente reperibili attraverso la consultazione delle pagine a cui mettiamo mi piace, crea delle pubblicità ad hoc. E’ una strategia di marketing molto redditizia. Vi è mai capitato di cercare un oggetto su Amazon e ad ogni ricerca successiva gli annunci pubblicitari ritraevano proprio ciò che avevate cercato poc’anzi? Questo è il meccanismo con cui opera la Cambridge Analytica.

Caso Kogan

Ci fu un caso simile nel 2015, si parla del caso Kogan. Esso sviluppò un’applicazione che una volta effettuato il login si dava possibilità di prelevare informazioni dalla lista dei propri amici.

Il tutto avveniva solamente con il consenso di chi aveva effettuato l’accesso. Dopo poco la sicurezza di Facebook si rese conto che la libertà elargita all’applicazione di Kogan era troppa e decise di chiudere il rubinetto.

Putin e Trump coinvolti?

La vicenda dei dati rubati ha messo in mezzo sia Trump che Putin. Che cosa centrano nella vicenda? Il sospetto principale è che i russi abbiano interferito alle elezioni delle presidenziali del 2016 che videro come vincitore Donald Trump. Il presidente americano e la società di analisi di dati vennero in contatto prima di questo scandalo. Non è dato sapere che tipo di collaborazione avvenne tra i due e con quali scopi, si sa solo che ci fu.

Cambridge Analytica entrò in contatto anche con la Russia, si pensa che l’ex consigliere della sicurezza nazionale avesse dei contatti con la Russia per interferire con le elezioni. Ovviamente sono temi delicati da cui derivano delle decisioni importanti e tutto ciò nel 2018 è demandato alla semplice analisi dei social network.

Che si voglia o no siamo noi stessi che forniamo le informazioni per essere controllati.

Calo dei titoli azionari Facebook del 7%

I titoli di una società quotata sono acquistati da azionisti che partecipano così al capitale di rischio. Il movimento del prezzo dei titoli è casuale tuttavia ci sono determinati avvenimenti che possono influire di molto sul loro andamento. Chi investe in una società comprando titoli azionari sa benissimo che il rischio di un titolo è legato al suo rendimento. Più il rendimento è alto e più il rischio sarà alto, un po’ come quando si scommette sulle partite di calcio, più la quotazione della partita è elevata e meno solo le possibilità che quel determinato evento accada.

Facebook

Il movimento del prezzo delle azioni è molto influenzato dalle decisioni del management, dal mercato e dai concorrenti. Ciò che ha fatto scendere drasticamente le azioni di Facebook è stato uno scandalo. Spesso gli scandali fanno diminuire il prezzi di titoli quotati. In questo caso la diminuzione è stata del 7%, se si pensa all’enorme valore che la società ha si può anche capire di che entità sia stata la perdita da parte degli azionisti.

La stima della perdita si aggira intorno ai 25 miliardi di dollari.

La quotazione dei titoli di Facebook da inizio mese oscillavano tra il 180 e 185. La quotazione di venerdì era proprio 185, in seguito allo scandalo venuto allo scoperto in data Lunedì 19 Marzo 2018, il titolo è sceso vertiginosamente di 15 punti fino raggiungere quota 170. I mercati hanno svolto egregiamente il loro lavoro, essendo mercati efficienti si adattano istantaneamente alle informazioni che sono rilasciate.

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