Facebook poco affidabile per le notizie: crollo utenti
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Facebook poco affidabile per le notizie: crollo utenti

notizie su Facebook
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Gli utenti si fidano sempre meno delle notizie che trovano su Facebook. Soprattutto i giovani si spostano in massa verso altre piattaforme.

Gli editori che hanno investito tutto sui social media dovranno presto cambiare strategia. Il Digital News Report 2018 di Reuters svela infatti che sempre più utenti diffidano delle notizie che trovano su Facebook, prediligendo i motori di ricerca considerati (forse erroneamente) più affidabili. Negli Stati Uniti in un anno è diminuita infatti del 9 per cento la percentuale degli utenti che cercano notizie su Facebook, complice il cambio di algoritmo della piattaforma e le cosiddette fake news. A non fidarsi più del social network di Mark Zuckerberg sono soprattutto i giovani.

Facebook: crollo per le notizie

Gli utenti non si fidano più delle notizie su Facebook. Gli editori che hanno investito tutto sui social network dovranno quindi presto cambiare strategia. Il bombardamento mediatico sulle fake news ha ottenuto come effetto solo quello di disaffezionare quei già pochi lettori rimasti a cercare le notizie in rete. E a rimetterci sembrano essere proprio le grande testate.

La maggior parte degli utenti, infatti, si lamenta soprattutto delle notizie “scritte dai grandi media” mentre si dicono meno preoccupati di quelle “completamente inventate o messe in circolo da potenze straniere”.

A rivelarlo è Digital News Report 2018 di Reuters, che conferma il crollo della fruizione di news su piattaforme come Facebook. Su un campione di oltre 74mila consumatori di notizie online di 37 paesi nel mondo, tra cui l’Italia, solo il 23 per cento degli utenti dichiara infatti di fidarsi delle news che circolano sui social, rispetto al 44 per cento della fiducia nelle notizie in genere. A farne maggiormente le spese Facebook, complice anche lo scandalo Cambridge Analytica sulla privacy.

Il numero di persone che utilizza la piattaforma di Mark Zuckerberg è calato infatti in un anno del ben 9 per cento negli Stati Uniti, percentuale che raggiunge i 20 punti se si considera solo la fascia d’età dei giovani.

Il 54% degli intervistati, quindi oltre la metà, ammette di essere preoccupata di incappare in fake news e di non saperle riconoscere. Il 34% degli utenti si dice però maggiormente rassicurato se le notizie le trova sui motori di ricerca.

Fuga dei giovani da Facebook

A contribuire al calo della fruizione delle notizie su Facebook anche il cambio di algoritmo della News Feed. Per contrastare (invano) alle fake news Mark Zuckerberg ha deciso infatti di privilegiare i post di amici e parenti, affossando le notizie. Ma il crollo è dovuto soprattutto al fatto che i giovani cominciano a preferire altre piattaforme di condivisione.

Un recente studio della Pew Research Centre di Washington rivela infatti che nel 2017 solo il 51 per cento (contro il 71 per cento di tre anni fa) dei ragazzi americani tra i 13 ed i 17 anni utilizza ed ha un profilo Facebook. I giovani preferiscono di gran lunga Youtube, piattaforma di condivisione video fruita da ben l’85 degli adolescenti di oggi.

Per veicolare notizie e informazioni invece prediligono WhatsApp, Instagram (entrambe di proprietaà di Facebook) e Snapchat (fondato da Bobby Murphy). In continuo aumento invece l’uso della radio, anche attraverso i podcast.

Per i giovani, infatti, Facebook è ormai un social network “vecchio” destinato presto ad essere soppiantato dalla messaggistica istantanea.

La sfida per gli editori 2.0

Il report della Reuters, alla sua settima edizione, evidenzia infine come la maggior parte degli utenti ritenga gli editori (75 per cento) e le piattaforme (71 per cento) i maggiori responsabili della diffusione delle fake news. E chiedono che siano loro a risolvere questo problema. Non in tutti Paesi però. In Europa (60 per cento) e Asia (63 per cento) gli utenti sono più favorevoli a interventi governativi sul tema, meno negli Stati Uniti (41 per cento) dove l’intervento dello Stato sulla libertà di espressione è vista ancora come una grave ingerenza. Ed infatti molti degli intervistati negli USA (64 per cento), ma anche in Brasile (85 per cento) e Spagna (69 per cento) è concorde nel ritenere che le fake news sono causa di “situazioni politiche polarizzate” che “si combinano ad un uso elevato dei social media”.

Rasmus Kleis Nielsen, uno degli autori del rapporto, sottolinea quindi che “la sfida per gli editori è ora assicurare che il giornalismo sia davvero rilevante e di qualità”. Ma per ottenere questo risultato ovviamente i giornalisti non possono essere sottopagati.

Molti lettori questo lo capiscono e dove trovano informazione di qualità non hanno timore a mettere mano al portafoglio. In Nord Europa infatti c’è stato un aumento significativo degli abbonamenti ai giornali online, con la Norvegia che raggiunge il 30 per cento dei lettori (+4 su anno), la Svezia il 26 per cento (+6) e la Finlandia il 18 per cento (+4).

L’alternativa sono le donazioni, come chiede il britannico Guardian. “Il verdetto è chiaro, i lettori pensano che per alcune notizie valga la pena pagare, ma in gran parte non lo è. La sfida per gli editori è ora di assicurare che il giornalismo che producono si distingua davvero, sia pertinente e di valore” conclude Rasmus Kleis Nielsen.

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