Facebook, venduti nel 2016 spazi pubblicitari politici a società russa
Facebook, venduti nel 2016 spazi pubblicitari politici a società russa
Cronaca

Facebook, venduti nel 2016 spazi pubblicitari politici a società russa

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Facebook, venduti nel 2016 spazi pubblicitari politici a società russa

Facebook ammette di aver venduto spazi pubblicitari politici ad una società russa, in piena campagna elettorale per la presidenza USA. Questo è il nuovo capitolo del Russiagate.

Facebook e Russiagate

Novità per quanto concerne il Russiagate. Facebook ha venduto spazi pubblicitari politici a una società russa. È successo durante le elezioni del 2016, vinte poi dal candidato repubblicano Donald Trump. È lo stesso social network ad ammetterlo, sottolineando di aver rinvenuto circa 100mila dollari di spese pubblicitarie. Queste erano legate ad account falsi, ora chiusi, riconducibili probabilmente alla Russia. Nei messaggi pubblicitari non si faceva, tuttavia, espresso riferimento al voto. Gli account riferibili a “troll” russi sarebbero circa 500.

Notizia del Washington Post

Secondo il Washington Post, che riporta le testimonianze di funzionari del social network durante le udienze sul Russiagate al Congresso, Facebook ha avuto contatti commerciali con troll farm “fattorie di troll” (comunità anonime che usano il web per loro fini) russe. Queste avrebbero avuto precedenti per aver fatto campagna a sostegno del Cremlino. La campagna sarebbe iniziata addirittura nell’estate del 2015, subito dopo la candidatura di Donald Trump alle primarie repubblicane (16 giugno 2015). Invece, l’avversaria Hillary Clinton si era presenta già ad aprile dello stesso anno.

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Attacco hacker

Nel frattempo, la società Symantec, specializzata nei sistemi di difesa cibernetici, ha lanciato un allarme preoccupante.

Il settore industriale, in particolare i fornitori di energia elettrica, acqua e gas, è sotto attacco di hacker. Questi vogliono infiltrarsi nei sistemi e nelle reti di controllo per boicottarli. Secondo Symantec, le violazioni sarebbero iniziate alla fine del 2015, ma sarebbero diventate più frequenti da aprile di quest’anno.

Come ha chiarito Eric Chien, esperto di cybersicurezza di Symantec, dietro gli attacchi ci sarebbe un gruppo di hacker che si fa chiamare Dragonfly 2.0, attivo da diversi anni, noto anche come ‘Energetic Bear‘. Ci sarebbero profondi radici e legami nel governo russo. Ora, afferma la società, Dragonfly 2.0 “potenzialmente potrebbe sabotare o assumere il controllo delle reti elettriche hackerate”.

La società non ha citato direttamente la Russia nel proprio rapporto. Ma c’è un importante particolare: gli hacker, si viene a sapere dal rapporto, hanno usato stringhe di codice in russo. Altri codici erano in francese, cosa che secondo Symantec indica la volontà di rendere più difficile il riconoscimento di questi hacker.

A giugno il governo americano aveva messo in guardia le aziende su possibili attacchi hacker nel settore energetico e nucleare. Queste violazioni sarebbero rivolte in particolare a ottenere le credenziali di accesso a specifici network per poterli sabotare.

Molta carne al fuoco nel Russiagate

L’ammissione di Facebook giunge mentre sono in corso almeno 3 indagini sul Russiagate: una della Camera, una del Senato e quella del procuratore speciale Robert Mueller. Ma soprattutto giunge dopo che, a inizio 2017, le agenzie di intelligence americane hanno pubblicato un report che particolareggiava l’operato di troll russi durante la campagna elettorale americana per aiutare l’elezione di Donald Trump.

La situazione si fa sempre più bollente, e attendiamo ulteriori sviluppi e magari ulteriori dichiarazione del presidente degli Stati uniti.

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