Faggete e mura veneziane nuovi siti dell'UNESCO
Faggete e mura veneziane nuovi siti dell’UNESCO
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Faggete e mura veneziane nuovi siti dell’UNESCO

A Peschiera del Garda
Mura difensive veneziane

L’UNESCO inserisce nella sua “Lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità altri due siti italiani: le faggete e le mura difensive veneziane tra Veneto, Lombardia, Friuli, Croazia e Montenegro.

La decisione

Altre due italiane

L’UNESCO ha inserito nella sua lista dei Patrimoni dell’Umanità altre due bellezze italiane: dieci antiche faggete situate anche nelle Foreste primordiali dei Carpazi e in altre regioni europee per un totale di 2127 ettari e le mura di difesa veneziane in Italia, in Croazia e nel Montenegro.

Nuovo patrimonio dell'umanità

Altra immagine di queste bellezze naturali

L’annuncio è arrivato dal ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, il quale ha fatto presente che con queste due “aggiunte”, nella lista dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ci sono ben 53 siti da italiani da tutelare. Lo ha deciso dalla 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale che si sta tenendo a Cracovia.

La candidatura delle “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale” era stata presentata dall’Italia nel 2016, insieme alla candidature delle faggete, alla sede UNESCO di Parigi. Si è trattato di un grande lavoro di équipe tra studiosi ed autorità.

A Bergamo

Le opere difensive realizzate durante la Repubblica di Venezia, erano davvero all’avanguardia per l’epoca e tenevano conto della recente scoperta della polvere da sparo.

Tali opere si trovano a Bergamo – che fece parte della Repubblica di Venezia dal 1428 all’epoca napoleonica -, a Palmanova (Udine) – rimasta sotto il dominio veneziano dal 1521 al 1814 – e a Peschiera del Garda (Verona). Veneziane furono però per un certo periodo anche Zara e Sebenico in Croazia e Cattaro nel Montenegro. Alla proclamazione era presente anche una delegazione italiana.

Ancora a Bergamo

In provincia di Verona

La dichiarazione del ministro Franceschini

Il ministro Dario Franceschini, ha definito l’inserimento delle opere di difesa veneziane nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO “un importante risultato, che conferma il forte e pluriennale impegno dell’Italia nell’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un’opera preziosa – continua Franceschini – che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale”.

I commenti di altre autorità

Hanno espresso il loro compiacimento anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il governatore della Regione Veneto Luca Zaia e la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. In particolare il primo ha definito “orgoglio dell’architettura italiana” i sistemi di difesa veneziani; il secondo, similmente, ha definito“motivo di grande orgoglio” il loro inserimento tra i siti Unesco, precisando che “la proclamazione avvenuta oggi a Cracovia rende ulteriore merito allo straordinario patrimonio culturale della Lombardia, che da oggi vanta un nuovo sito Patrimonio mondiale dell’umanità in cui sono coinvolte anche altre Regioni”, e Maroni ha anche sottolineato che “Con le Mura veneziane salgono dunque a undici i siti Unesco della nostra regione, dieci ‘materiali’ più il sito ‘immateriale’ del ‘saper fare il liutario’ riconosciuto a Cremona. La Lombardia rafforza così il proprio primato di regione con il maggior numero di siti Unesco in Italia e si conferma, anche in questo ambito, una vera eccellenza nazionale”.

Dello stesso tenore il commento di Debora Serracchiani, che ha detto: Sono felicissima, il riconoscimento di Palmanova a patrimonio dell’umanità è un risultato storico straordinario che riempie di orgoglio il Friuli Venezia Giulia e l’Italia intera”. “È un risultato tanto più eccezionale – ha aggiunto Serracchiani – in quanto frutto di una candidatura transnazionale che unisce l’Italia alla Croazia e al Montenegro, facendo del Friuli Venezia Giulia l’anello di congiunzione di un itinerario tra terra e mare che assegna all’Adriatico un valore unificatore”. Tale decisione dell’UNESCO, ha concluso la governatrice, offre “l’opportunità di ripristinare, nel segno della comune matrice storica, un itinerario europeo di elevato interesse culturale e politico”.

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