Falsi rimborsi M5s, il caso si allarga sempre di più
Falsi rimborsi M5s, il caso si allarga sempre di più
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Falsi rimborsi M5s, il caso si allarga sempre di più

Falsi rimborsi M5s

Secondo gli ultimi calcoli potrebbero mancare in tutto fino a 1,4 milioni di euro.

A meno di tre settimane dalle elezioni politiche, continua a tenere banco la questione dei falsi rimborsi M5s. Un argomento, che ha permesso agli altri partiti di attaccare senza soluzioni di continuità il movimento di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, facendo nascere così dubbi sulla loro capacità di poter governare e gestire economicamente un Paese così difficile come l’Italia. In base agli ultimi conti fatti anche dagli altri quotidiani, dal conto dove i parlamentari del M5s versano una parte del loro stipendio, mancherebbero ben 1,4 milioni di euro rispetto a quanto dichiarato.

Falsi rimborsi M5s: i dubbi

Come è possibile che manchino quasi 1,4 milioni di euro rispetto a quanto dichiarato ufficialmente? A quanto pare, la spiegazione dovrebbe essere più semplice di quanto si pensi. Dopo aver effettuato il bonifico in modo tale da ottenere la ricevuta da mostrare sul sito del Movimento, i parlamentari avrebbero cancellato nelle 24 ore successive tale bonifico, ritornando così in possesso dei loro soldi.

Possibile mai che un buco del genere derivi unicamente dai bonifici cancellati? Non è possibile che siano stati invece commessi degli “errori di contabilizzazione” dal M5s stesso? In base al regolamento interno del Movimento, i parlamentari e gli altri eletti devono versare metà della parte fissa e del loro stipendio e tutti i rimborsi spese che non hanno usufruito.

Visitando il sito tirendiconto.it, i parlamentari del M5s avrebbero versato circa 23,5 milioni di euro, ma in realtà la cifra sarebbe molto più bassa.

Infatti, secondo l’agenzia ‘Adnkronos’ sul fondo del ministero dell’Economia risulta che ci sia mezzo milione in meno di quanto dichiarato dal Movimento.

I dubbi sui falsi rimborsi M5s aumentano in maniera esponenziale quando si è venuti a conoscenza che, di questi 23 milioni, 900 mila euro non verrebbero dai parlamentari come dice invece il sito del Movimento 5 stelle. Infatti, questi soldi sarebbero stati versati da alcuni consiglieri regionali e da alcuni espulsi, che avrebbero comunque continuato a versare la loro parte come da accordi. Se si andassero a sommare i 900 mila euro al mezzo milione mancante dal fondo, si arriva al totale di 1,4 milioni di euro.

La presa di posizione del M5s

Dal canto suo, il M5s ha ammesso che la cifra mancante è superiore ai 100 mila euro dichiarati nei giorni scorsi, anche se però non ha voluto precisare l’ammontare del buco in quanto ci sarebbero ancora dei controlli in corso. Secondo il Movimento 5 stelle però, tale buco non sarebbe generato dai bonifici annullati dai parlamentari, quanto da una possibile serie di errori di trascrizione al momento del passaggio dal primo sistema di rendiconto al sito tirendiconto.it.

Falsi rimborsi M5s: il fatto

Il caso dei rimborsi falsi M5s è sorto grazie al servizio mandato in onda durante il programma de ‘Le Iene’, in cui una fonte anonima del Movimento rivelava che alcuni parlamentari avevano utilizzato il trucco della cancellazione dei bonifici.

Nel servizio, oltre ad Andrea Cecconi e Carlo Martelli, sono stati coinvolti con presunte accuse anche altri due parlamentari: Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi.

Dal canto suo, la Buccarella ha ammesso di aver annullato più di 12 mila euro di rimborsi lo scorso 31 gennaio, annunciando allo stesso tempo di essersi autosospeso dal Movimento 5 stelle. Per quanto concerne invece Barbara Lezzi, la parlamentare ha respinto le accuse, dichiarando di aver richiesto alla sua banca tutto l’elenco dei suoi movimenti in modo tale da confermare i bonifici effettuati al fondo. Sembrerebbe dubbia anche la posizione del senatore Michele Giarrusso, che nel 2014 avrebbe eseguito un bonifico, accreditato però sul conto del ministero solo un anno dopo. Durante un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’, il senatore siciliano avrebbe accusato l’impiegato di banca che, secondo Giarrusso, avrebbe fatto confusione con le date.

Dunque, il caso dei falsi rimborsi M5s si infittisce sempre di più e le altre coalizioni provano a trarne vantaggio rilasciando dichiarazioni circa la “poca onestà” del Movimento o la “poca capacità” di gestire economicamente un partito.

Fino a quando però non ci saranno i dati certi, sarà impossibile attribuire la colpa a qualcuno. Non resta altro che aspettare, e capire chi realmente ha sbagliato per poi prendere una posizione ben precisa in merito.

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