Fare impresa: misurare e pianificare il proprio valore - Notizie.it
Fare impresa: misurare e pianificare il proprio valore
Economia

Fare impresa: misurare e pianificare il proprio valore

Lo schema valorizzativo del fare impresa nella nostra attuale realtà sociale
Uno schema esemplificativo per la creazione di valore intangibile è quello finalizzato alla valorizzazione delle persone, al piacere di trasmettere conoscenza. Ed in tempi di pessimismo e crisi economica, il degrado formativo e di cultura in generale diventa ancora più accentuato: trasmettere cultura è allora una piccola fiammella che riaccende la speranza di un mondo migliore. Il prototipo che si può raccontare è il processo di gestione aziendale, di organizzazione dell’azienda nel suo quotidiano per poter ottenere un modo migliore di affrontare il proprio impegno all’interno di una realtà lavorativa che ci occupa così tanto tempo nell’arco della giornata. Riuscire nell’intento di perfezionare l’organizzazione del lavoro in azienda permette di focalizzare meglio gli obiettivi, di ottimizzare il tempo e di avere meno dispersione di denaro. Non solo: organizzare bene il lavoro significa trasmettere serenità all’ambiente aziendale, condizione questa percepita da tutti gli attori dell’impresa, principalmente dipendenti e collaboratori, i quali si sentono maggiormente coinvolti, motivati e partecipi.

Ciò determina la loro possibile fidelizzazione, con inevitabili vantaggi per l’azienda: minori costi per il turn-over, migliore immagine percepita all’esterno dai clienti, maggiore sicurezza di solidità trasmessa ai fornitori e ai finanziatori, banche in primis, ma anche un possibile maggiore fatturato derivante da questa stessa immagine di sicurezza che l’azienda infonde. Istruire e formare le risorse umane, il capitale umano di un’azienda, alimenta lo spirito di gruppo dell’azienda, motiva le persone e le rende partecipi del progetto aziendale. Questo schema creativo di intangibles deve perciò fornire lo spunto per questa riflessione: trasmettere conoscenza agli attori dell’impresa, l’imprenditore stesso ed i suoi collaboratori, per alimentare quel valore intangibile che troppo spesso risulta inespresso nelle realtà aziendali, il valore delle persone. Fare apprendere un qualcosa di nuovo alle persone, a noi stessi, motiva molto spesso anche più di un aumento economico dello stipendio. Certo, conta anche questo, soprattutto in fase di recessione, ma non basta più.

Trasmettere il concetto che i collaboratori possono fare qualcosa per se stessi e per l’azienda: il riflesso di tale comportamento sarà poi riportato anche nella società, quindi anche una valenza sociale del progetto. Coinvolgere i collaboratori nei progetti aziendali è fonte di motivazione e fidelizzazione, soprattutto quando l’andamento economico generale è negativo o quando l’impresa è in crisi produttiva. E’ in questo esatto momento che l’imprenditore ed il collaboratore si rendono conto di quanto è grande la loro impresa. Nelle fasi di andamento negativo dell’econo¬mia tutti siamo chiamati alla responsabilità, per cogliere il lato migliore di quello che alcuni studiosi identificano e definiscono come “stress da crisi”, volendo significare il possibile effetto positivo di un evento negativo di cui il nostro sistema aziendale e Paese possono anche esserne concausa, ma avendo magari solo colpe minime. La domanda comunque da porsi allora è: da dove ripartire e da dove prendere le forze per affrontare una crisi della quale non si conoscono le reali dimen¬sioni e la durata? La risposta può essere solo una: dalla persona e dalla sua capa¬cità di lavorare insieme agli altri.

Che questo sia possibile nel nostro Paese lo dimostrano le centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che hanno saputo cogliere le sfide dell’intro¬duzione dell’euro, della globalizzazione e appunto della grande crisi di questi anni. Non solo: il bene dell’azienda e quello comune sono una cosa sola. Un’azienda che investa sulle persone, che guardi al valore duraturo del fare impresa, in un periodo di crisi, riprogramma mission ed obiettivi, raddrizza la “barra”. L’azienda moder¬na, proiettata sul mercato, aperta all’esterno e che riconosce maggiormente le potenzialità del fatto¬re umano, ha la capacità di andare oltre al problema delle dimensioni dell’azienda, e sa collocarsi nell’orizzonte del fare veramente impresa. Occorre sostenere una po¬sizione umana che guardi al vero valore duraturo del fare impresa, dove il bene dell’azienda ed il bene comune finiscono per coincidere. Lo schema di creazione di valore intangibile, per dare risultato e concretezza, deve essere trasmesso e conosciuto da interni ed esterni, promosso dall’alto al basso, messo in rete, promosso a modo di distretto.

Perché è qui che si potrebbe anche arrivare in un processo valutativo. Inserire un’azienda che punta alla creazione di valore intangibile, attingendo dai sui valori umani e professionali, in un gruppo di altre aziende che possano anche creare distretti, aumentando per ognuna di esse il singolo valore d’azienda. Occorre quindi imparare da questo modello e sostenere la capacità degli imprenditori di aggregarsi per affrontare insieme quelle sfide che da soli non è possibile sostenere, per andare all’estero o anche solo ampliarsi sul mercato locale, per fare ricerca e sviluppo. Per sostenere questo obiettivo ambizioso, e che molte aziende stanno sempre più valutando, le associazioni di categoria, i distretti, le reti d’impresa devono e possono portare avanti que¬ste istanze, proponendosi e difen¬dendo il principio di sussidiarietà e chiedere l’intervento della politica, in modo che tutte le iniziative che nasco¬no liberamente nella società possano crescere e contribuire al bene comune, possano cioè essere aiutate e valorizzate.

Bisogna quindi cercare e curare il dialogo con chi si occupa di questi temi a livello politico, associativo ed amministrativo; al contempo, promuovere all’interno dei gruppi aziendali sistemi di informazione, servizi e momenti di formazione che permettano agli impren¬ditori e ai loro collaboratori di proporsi sul mercato e nella società come perso¬ne che cercano di vivere e di favorire in qualsiasi situazione il connubio tra responsabilità e solidarietà. Questo è lo scenario economico nazionale che potrebbe delinearsi nel prossimo futuro e noi, oggi, possiamo dire che il mondo del dopo-crisi deve cambiare perché noi dobbiamo cambiarlo. Oggi è il momento più importante per noi consulenti ed imprenditori per capire come agire ed il compito che ci spetterà sarà quello di organizzare le imprese, migliorandone la struttura amministrativa e gestionale, portandole ad un cambio di mentalità e quindi un diverso approccio verso la gestione delle tematiche aziendali, comprese quello organizzative, finanziarie, fiscali e, perché no, anche sociali.

Oggi le imprese si trovano a dover affrontare il difficile compito di una autodiagnosi non spesso facile e, forse, il concetto più difficile da far loro comprendere è proprio quello di “rischio”. Quante aziende sanno valutare il proprio grado di rischio d’impresa? E quanti consulenti aziendali sanno realmente supportare le stesse in questo difficile compito? Il punto di partenza di una svolta epocale per il mercato italiano è retto su principi assolutamente finanziari e noi consulenti dobbiamo farne un “cavallo di battaglia” nella gestione del dopo-crisi. Conoscere le logiche della finanza d’impresa, saper valutare gli equilibri aziendali, sfruttare le opportunità offerte dal mercato, valorizzare gli intagibles rappresenta oggi una marcia in più di cui può e deve disporre il consulente d’azienda. La diffusione della cultura finanziaria aziendale è oggi un obiettivo per noi obbligato dato che le imprese chiederanno sempre più questo tipo di servizio. Se lo scenario può, dunque, migliorare per molte imprese, serve volontà e ra¬pidità nei cambiamenti, considerato che le banche hanno già iniziato il loro processo di selezione della clientela per meglio gestire il rischio sul portafoglio impieghi. Serve dunque all’impresa una adeguata organizzazione ed una grande responsabilità, ma soprattutto serve la chiara coscienza che fare impresa significa non soltanto attuare processi produttivi, bensì saperli organizzare in maniera efficiente, valutando accu¬ratamente in via preventiva i fabbisogni finanziari che essi generano, individuando le opportune fonti di finanziamento da utilizzare, garantendo nel contempo una congrua remunerazione per i conferenti capitali, sia di terzi che propri. Uno schema valorizzativo del fare impresa significa mantenersi sul mercato e produrre. Significa valutazione, aiuto, aggregazione e resistenza. In sostanza, stiamo parlando di progresso economico e sociale. E’ nei momenti difficili, di crisi, che si riducono drasticamente le risorse ed i tempi disponibili per implementare i piani di cambiamento. L’analisi delle cause di crisi, i modelli di misurazione e previsione, la scelta delle strategie di risanamento a breve e a medio-lungo termine, la valorizzazione delle risorse intangibile non possono essere formalizzate in modo prescrittivo e generalizzato, ma richiede da parte dei responsabili aziendali una profonda conoscenza dello stato dell’azienda, della concorrenza e delle fonti, attuali e potenziali, del vantaggio competitivo. Soprattutto, è necessario coraggio, tanto coraggio. E noi, consulenti ed imprenditori di questo nostro tempo, questo coraggio dobbiamo dimostrarlo.

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