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FELIZ CUMPLEANOS ARANTXA

Da qualche anno la Spagna sportiva vive forse il periodo più vincente e prolifico della sua storia, dove talento, qualità e preparazione, si fondono in un mix cosi perfetto da portare gli iberici a dominare nel Calcio, nel Basket e nel Ciclismo. Nel tennis invece, lo strapotere e i trionfi dei numerosi atleti spagnoli,(Nadal su tutti), sono, oltre che per meriti propri, il frutto di una cultura e una formazione tennistica nata oltre 50 anni fa, sin dai trionfi di Manolo Santana, e che si è sviluppata in maniera esponenziale negli anni 80, grazie alla dinastia tutta catalana dei fratelli Sanchez-Vicario; Javer, Emilio e Aranxta. Proprio Aranxta, la più piccola dei 3, cresciuta a pane e tennis nella “cantera” di Barcellona, è riuscita nella sua lunga carriera ad ottenere maggiori soddisfazioni rispetto ai fratelli, conquistando gli allori più prestigiosi,(4 slam su 12 finali),ed emergendo ugualmente in un periodo in cui la concorrenza spietata di Graf e Seles le hanno forse tolto qualche titolo in più in bacheca.

Piccola e vincente.

1 metro e 68 di grinta e carattere che si manifesta sin da giovanissima, quando nel 1988 a soli 16 anni, ottiene la sua prima vittoria sul circuito, sconfiggendo la nostra Raffaella Reggi al torneo di Bruxelles per 6-0 7-5 e meritandosi anche la sua prima olimpiade a Seoul. Fu però il 1989 a dargli la sua prima grande gioa, trionfando a soli 17 anni al Roland Garros, superando in finale la campionessa olimpica Steffy Graf, che avrà però modo e tempo, negli anni a seguire, di prendersi le sue fredde rivincite. La vittoria a Parigi, oltre a farle chiudere l’anno al n.5 della classifica, le permette di diventare la più giovane vincitrice di sempre al RG, superata, in tale primato, l’anno successivo da Monica Seles.

Proprio la slava, nel 1991 e nel 1992, le toglie la soddisfazione del doppio slam, sconfiggendola in finale prima a Parigi e poi a New York.

Gli anni migliori. Nel 1993, il vile attentato a Monica Seles, lascia inevitabilmente più spazio alla giovane spagnola, che proprio alla fine di quell’anno trova la sua prima e unica finale al Masters, sconfitta però in 4 set dalla Graf. Le sue attitudini alla lotta, la sua immensa solidità in difesa, le sue eccezionali traiettorie arrotate, ne fanno una delle giocatrici più forti di tutti i tempi sulla terra battuta, riuscendo, solo 1994, ad infrangere quel tabù dei terreni rapidi e trasformando quell’anno nel più importante della sua carriera. Dopo la finale persa agli AO,(vs Graf), la Sanchez concede il bis a Parigi, superando Mary Pierce, per poi finalmente trionfare contro Stefy nel suo unico alloro sul veloce in quel di New York, spingendosi definitivamente verso la prima posizione mondiale, raggiunta nel febbraio successivo.

Il rapporto invece con Wimbledon, fino a quel momento abbastanza ostile, migliora di gran lunga nei due anni successivi, dove Aranxta conquista consecutivamente le sue due uniche finali, venendo però stoppata, tanto per cambiare, da Steffi Graf, che sempre in quel biennio, (95-96), gli sbatte la porta in faccia per due volte anche a casa sua…a Roland Garros.

Parigi è sempre Parigi. Nel 1998, dopo un anno in sordina, condito anche da qualche infortunio, si complicano i sogni di gloria di Aranxta, che con il gradito ritorno di Monica Seles e l’avvento di nuove giovani promesse, torna al suo primo vero amore; la terra rossa. A giugno infatti la spagnola cala in tris al Roland Garros, incassando il suo 4° e ultimo slam della carriera, superando in finale la rediviva Seles. E’ l’ultimo grande acuto di una carriera si scintillante, ma forse con qualche rimpianto, chiusa in calando nel 2002 e fatta di 29 titoli in singolare e ben 69 in doppio. Proprio il doppio le permette di tornare in pista 2 anni dopo il suo ritiro, nel 2004, quando con l’entusiasmo di una ragazzina, accetta l’invito del suo amato paese e rappresentare la Spagna ad Atene, partecipando così alla sua 5° olimpiade. In 5 apparizioni olimpiche, la spagnola conquista 4 medaglie tra singolo e doppio, 2 d’argento e 2 di bronzo. Niente oro dunque, nemmeno a Barcellona, a casa sua nel 1992, dove deve accontentarsi solo del bronzo.

Futuro. A 39 anni, la Sanchez, a cui è stato intitolato il secondo campo del torneo di Madrid, rimane ancora nell’ambito tennistico, anche se in maniera un po più defilata, preferendo distaccarsi un po’ dal campo e curando più gli aspetti manageriali. Fa parte infatti del comitato organizzatore del torneo WTA di Barcellona e affianca con la sua esperienza la federazione spagnola e le sue politiche future. Aranxta preferisce curare anche interessi di carattere prettamente sociale. Presiede infatti una sua fondazione che aiuta i bambini spagnoli malati di cancro ed è sempre in prima linea nell’organizzare eventi benefici legati al tennis. Brava Aranxta…e Auguri!!!


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