> > Festa di addio del kamikaze: cintura esplode per errore, 12 i morti

Festa di addio del kamikaze: cintura esplode per errore, 12 i morti

kamikaze

Sono 12 i miliziani dell'Isis rimasti uccisi in Iraq durante una “festa d'addio” per un aspirante attentatore suicida: una cintura è esplosa per errore

Sono 12 i miliziani dell’Isis rimasti uccisi a Baghdad, in Iraq, durante una “festa d’addio” per un aspirante attentatore suicida.

La cintura esplosiva che doveva indossare l’aspirante suicida è saltata in aria per errore. L’episodio è accaduto ieri sera in una fattoria a Makhisa, non lontano dalla città di Baquba, a circa 60 chilometri a nord-est di Baghdad. L’aspirante attentatore aveva in programma di farsi saltare in aria proprio a Baquba, capoluogo della provincia di Diyala. Ma per un fatale errore, la carica che doveva usare è esplosa durante quella che è stata ribattezzata come una «festa del sangue».

Si tratta della cerimonia in cui al kamikaze vengono tributati gli onori da parte degli altri jihadisti.

Isis: battaglia a Mosul e jihādismo

Nel frattempo, sempre in Iraq, nelle ultime ore le forze governative hanno respinto un tentativo di controffensiva dei jihadisti dell’Isis. Esso si trovano ancora trincerati nella città vecchia di Mosul, secondo quanto viene riferito dalla cellula militare per l’informazione. Utilizzando diversi kamikaze, i miliziani dell’Isis hanno tentato di aprirsi la strada.

L’obiettivo è quello di riconquistare i quartieri di Al Tanak, Ragem Hadid e Yarmouk. Questi sono infatti stati di recente presi d’assedio dall’esercito iracheno.

Ma pare che i miliziani siano stati respinti dalle forze di terra, per merito anche del sostegno aereo degli elicotteri. Si presume che alcune centinaia di jihadisti stiano ancora resistendo in un’area non più grande di 2,5 chilometri quadrati. In quella stessa area sarebbero ancora intrappolati circa cinquantamila civili.

Jihādismo è il nome usato per descrivere il noto fenomeno terroristico armato che invoca il principio-dovere islamico del jihād. Tale principio si basa sul pensiero più radicale del cosiddetto “fondamentalismo islamico“. Questo perché jihād nella dottrina islamica sta a significare lo sforzo di miglioramento del credente. Ma indica anche la guerra condotta «per la causa di Dio». Ovvero per l’espansione dell’islam oltre i confini del mondo musulmano.

Il termine “jihādismo” è stato coniato nel XXI secolo per dare un nome ai movimenti insurrezionalisti ed eversivi che stavano nascendo. Essi si erano già manifestati con l’assassinio, nel XX secolo, del Presidente della Repubblica egiziano Anwar al-Sadat nel corso di una parata militare. Questi movimenti sono poi esplosi in modo drammatico negli ultimi anni, con le prime azioni di al-Qa’ida a Nairobi e Dar es Salaam. Successivamente sono continuati con gli attentati dell’11 settembre 2001 e con l’intervento militare armato in Iraq degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro il regime dittatoriale di Saddam Hussein nel 2003.