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Fiat: a Pomigliano decidiamo noi o si chiude
Economia

Fiat: a Pomigliano decidiamo noi o si chiude

Richieste assurde quelle della Fiat per far sopravvivere lo stabilimento di Pomigliano d'Arco

I lavoratori Fiat di Pomigliano D'Arco

Solo due giorni per capire come andrà a finire la trattativa in corso tra i sindacati e i vertici Fiat circa la sorte dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. La Fiat, infatti, nel corso dell’incontro di ieri ha presentato il suo piano definitivo dicendo in sostanza ai sindacati che non c’è spazio per contrattare: prendere o lasciare.

In ballo ci sono ben 700 milioni, ovvero l’investimento necessario per trasferire la produzione della nuova panda da Tichy, nonchè 5.000 posti di lavoro. Cos’ì i sindacati hanno chiesto 48 ore per valutare il piano e soprattutto alcuni suoi punti. Tra questi i più controversi sono le clausole che riguardano le sanzioni disciplinari per le rappresentanze sindacali o i semplici lavoratori che non tengono fede all’accordo, una stretta sui contributi sindacali, permessi retribuiti e condizioni di favore concessi ai sindacalisti per giungere al licenziamento del lavoratore nel caso di mancato rispetto dell’accordo.

Sanzioni, queste, che troverebbero applicazione anche nei confronti dei sindacati che non accettano l’accordo e che nella sostanza si traducono in un vero diniego dello sciopero.

Insomma punti controversi che, fanno notare in molti, sono in contraddizione non solo con l’attuale contratto nazionale ma anche con la stessa legge.

Questo testo, purtroppo, continua a presentare proposte che non sono solo complicate per ciò che riguarda la nostra possibilità di accettarle – ha dichiarato Enzo Masini, rappresentante al tavolo della trattativa per la Fiom – ma forse anche illegittime da un punto di vista del sistema dei diritti vigente in questo Paese e, comunque, non inerenti ai temi che appaiono fondamentali per il rilancio dello stabilimento di Pomigliano“.

Richieste difficili da accettare e non solo per la Fiom che ieri è stata definita da Emma Marcegalgia come “anacronistica”.

La Fiat ha fatto solo alcune concessioni relative alla turnazione e gli orari, ma queste non diminuiscono i sacrifici richiesti ai lavoratori.

Si passa ad una organizzazione su 18 turni, pausa da 30 minuti spostata a fine turno, straordinari obbligatori da 40 a 120 ore, 15 sabati lavorativi contro i 4 attuali,turni successivi anche al di sotto delle 11 ore di riposo obbligatorie (altra richiesta in deroga alle leggi attuali).

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