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Figli e Carriera, Come Funziona?

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L'impegno necessario per occuparsi di un bambino è senz'altro maggiore e piu' faticoso di qualsiasi altra occupazione; si tratta di essere coinvolti 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno, in una attività che prevedere non solo pesanti attività manuali ma soprattutto impegno mentale per...

L’impegno necessario per occuparsi di un bambino è senz’altro maggiore e piu’ faticoso di qualsiasi atra occupazione; si tratta di essere coinvolti 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno in una attività che prevede non solo pesanti attività manuali, come stirare, lavare, cucina, pulire, rassettare, ma soprattutto impegno mentale per cercare di educare un individuo a diventare adulto.

Nel maggiore dei casi, questa situazione si protrae per almeno 18/20 anni a figlio; tale sforzo non viene in genere riconosciuto socialmente ed economicamente, ma, come spesso dicono i genitori, è un privilegio per la quale vale la pena combattere.

Ogni piccola conquista del bambino, ogni suo successo, sono soddisfazioni che nessun lavoro puo’ dare. Il sacrificio e la responsabilità di formare un individuo pensante e integrato nella società viene ripagato dall’affetto e dal sentimento profondo che lega i genitori al figlio.

Queste considerazioni contrastano purtroppo con il modo in cui viene ancora attualmente considerato il ruolo di genitore, in particolare quello della madre, della cosietà. Chi alleva un figlio ha sulle spalle una responsabilità sociale importante, ma non deve, e spesso puo’, per questo, rinunciare alla propria affermazione professionale.

Combinare il ruolo familiare con il lavoro a tempo pieno rimane ancora molto difficile, perchè l’aiuto da parte dello Stato è minimo.

Le donne fanno di tutto per elaborare nuove idee ma la situazione reale è spesso insostenibile. Pochi si rendono conto di quante donne in gamba ci siano, vere e proprie manager, capaci di organizzare la vita famigliare e quella lavorativa senza intoppi, a prezzo di grandissimi sacrifici e di un’enorme fatica fisica e mentale.

La legge italiana prevede un congedo per maternità retribuito dall’80% al 100%, a seconda del contratto, a partire da due mesi prima della data presunta del parto fino a tre mesi dopo l’effettiva data del parto; vi sono però ulteriori concessioni fino all’anno di vita del bambino e riduzione dell’onorario fino ai tre anni, con variazioni di salario.

Oltre al fattore economico, prima di riprendere il lavoro, bisogna considerare altri elementi, primo fra tutti, le proprie condizioni fisiche e quelle del bambino. E’ buona cosa parlare con il proprio medico prima di prendere una decisione.

Vi sono poi molti fattori psicologici: alcune mamme non riescono a lasciare il figlio così piccolo, altre non vedono l’ora di avere del tempo da passare fuori casa. Se si è deciso, dopo adeguata riflessione, di tornare al lavoro, ci si deve assicurare che il bambino riceva un’assistenza adeguata per abolire qualsiasi senso di colpa.

Il bambino non dimentica certo chi è la sua mamma, nemmeno trasferisce l’affetto sull’altra persona che lo accudisce, l’importante è che il tempo che si passa insieme sia sereno.

E’ comunque inevitabile provare un po’ di nostalgia e colpa quando si è al lavoro. Ci si sente rassicurati tutte le volte che si torna a casa e si scopre che il bambino, per quanto piccolo, riconosce la sua mamma. E’ questo un punto da non dimenticare;persino i prematuri, nell’incubatrice, sono in grado di riconoscere il tocco di un genitore rispetto a quello degli infermieri. Come è giusto osservare, non è importante la quantità di tempo che si passa insieme, ma la qualità.


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