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Recovery fund, Gualtieri: no a più spesa corrente, sì a investimenti

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Per il ministro "dobbiamo tornare allo sviluppo e all'innovazione per investire sul futuro per dare ai giovani nuove opportunità di lavoro"

ROBERTO GUALTIERI MINISTRO DELLE FINANZE

”Per l’Italia si tratta di una occasione irripetibile per uscire da un lungo periodo di stagnazione e dalla crisi senza precedenti che stiamo attraversando a causa della pandemia”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso dell’audizione davanti le commissioni Bilancio riunite sul Recovery fund.

“Dobbiamo tornare allo sviluppo e all’innovazione per investire sul futuro per dare ai giovani nuove opportunità di lavoro e per vivere in un Paese più avanzato, più equo, più rispettoso dell’ambiente. Non è esagerato definire il Recovery plan un punto di svolta non solo per il rilancio dell’economia, in chiave di sostenibilità ambientale, sociale, innovazione e competitività, ma per lo stesso processo di integrazione europea. Ora dobbiamo essere all’altezza dell’occasione da tutti i punti di vista.

Innanzitutto nel gestire al meglio la fase di ulteriore riapertura del Paese e di gestione dell’epidemia e delle sue conseguenze economiche e finché la crisi della pandemia non sarà superata. In secondo luogo utilizzare al meglio le risorse del programma di Recovery fund. Il supporto europeo è destinato a sostenere pacchetti di investimenti e riforme, non può consistere in una ondata di spesa corrente o di tagli di imposta che non siano sostenibili nel tempo.

E invece devono rappresentare e determinare quel pacchetto di maggiori investimenti pubblici, come il rilancio dell’istruzione, formazione, ricerca, infrastrutture, di sostegno agli investimenti privati, soprattutto in innovazione e sostenibilità” ha aggiunto Gualtieri.

Fisco, scatta il taglio del costo del lavoro in agricoltura

Scatta il taglio del costo del lavoro in agricoltura con l’esonero dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura.

Lo rende noto la Coldiretti in riferimento al “tour de force” del fisco per imprese e professionisti, che si troveranno domani a dover onorare 187 versamenti secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia).

Le imprese agricole più duramente colpite dall’emergenza covid godranno però almeno dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, ora convertito in legge, e non dovranno pagare un importo complessivo di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova.

“Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy in una situazione in cui in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività secondo l’indagine Coldiretti/Ixe “ ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare “il valore strategico della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

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