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Robiglio: abbiamo bisogno di sviluppo, non di assistenzialismo

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Il numero uno di Piccola Industria: "La verità è che manca la capacità di comprendere l'unica strada per trainare il Paese da questa situazione"

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In un’intervista al Mattino, il Presidente della Piccola Industria, Carlo Robiglio, è tornato a denunciare la mancanza di confronto con Confindustria e con le forze produttive sul Recovery Plan. “Sono quelle che continuano a tenere in piedi il Paese in questa durissima emergenza pandemica.

Con ansie e forti dubbi sulla tenuta futura dell’economia italiana che potrebbero scoraggiare tanti dall’andare avanti. Per questo, tutto quello che sta accadendo, a partire dalla crisi di governo, ci pare enormemente distante da ciò che servirebbe” – ha commentato.

“Servono politiche connotate da una visione di sistema Paese che continuiamo a non vedere. Politiche, per essere ancora una volta chiari, caratterizzate da sviluppo e non da assistenzialismo. Constatiamo invece, con amarezza ma anche con disappunto, che il governo continua a dibattersi tra anime molto differenti tra loro: da un lato una più assistenzialista e statalista, dall’altro quella che ha maggiore attenzione alla produzione e all’economia” – ha evidenziato Robiglio.

E sulla possibilità di un cambio del capo di governo ricorrendo a personalità esterna alla politica Robiglio ha sottolineato come non sia “una questione di persone, su cui peraltro non spetta a noi entrare nel merito. La verità è che manca la capacità di comprendere che l’unica strada per trainare il Paese fuori da questa situazione, al di là della pandemia da cui speriamo di uscire quanto prima, è di rafforzarne la credibilità economica e investire sulla base produttiva in chiave di sviluppo.

Se si agisce sempre e costantemente solo in chiave assistenzialista, senza rimettere al centro dell’interesse nazionale tutte le azioni di impulso allo sviluppo, non potremo aspettarci nulla di buono per il futuro. Quindi – ha detto – quello che è importante è che il Paese sia governato da personalità competenti che abbiano a cuore lo sviluppo delle imprese”.

Mentre riguardo all’ipotesi di elezioni anticipate il presidente di Piccola Industria ha affermato che innanzitutto è fondamentale mettersi al lavoro con la massima attenzione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, partendo dal confronto con il le imprese per rafforzare il sistema economico nazionale, creando valore e posti di lavoro.

“È il percorso principale sul quale noi riteniamo che il governo debba procedere: non guardare cioè al dividendo elettorale a breve, ma alla stabilità, alla crescita e al futuro del Paese.

Sullo schema di Pnrr presentato in Consiglio dei ministri il nostro giudizio è ancora parziale e provvisorio perché dobbiamo ancora entrare nel merito dei contenuti e sulle linee d’intervento. Per ora nell’ultimo testo sembrano essere presenti alcuni miglioramenti rispetto a quelli precedenti, che invece non ci convincevano affatto perché improntati soprattutto al ricorso a bonus e incentivi.

Registriamo alcune aperture verso il mondo della produzione ma, come ha detto il presidente Bonomi, assistiamo da spettatori quando invece dovremmo essere convolti nel confronto ex ante e non ex post” – ha fatto notare Carlo Robiglio.

Robiglio ha affrontato anche il tema della credibilità dell’Italia nel contesto internazionale: “Il Paese l’ha costruita sulla base della fiducia nel suo sistema industriale, dal made in Italy alla presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali. La grande forza, in particolare del manifatturiero italiano, resta a mio parere il miglior biglietto da visita per il suo futuro. Oggi tutto il mondo si aspetta dall’Italia risposte che guardino alla crescita e allo sviluppo. E non credo che L’Europa guardi con favore all’instabilità politica e a questi continui cambi di percorso” – ha sottolineato il Presidente Robiglio.

Infine, in una passaggio sul Mezzogiorno, il leader della Piccola Industria ha evidenziato che “solo una seria politica di coesione e di rilancio può portare l’Italia fuori dalle secche. Quindi per prima cosa serve realizzare le riforme, a partire da quelle della giustizia e della burocrazia, perché al Sud i problemi che derivano da ritardi, lentezza e pesantezza giudiziaria e amministrativa si raddoppiano. Bisogna tornare a ragionare anche al Sud in un’ottica di Paese perché, come abbiamo visto chiaramente in questa fase di emergenza sanitaria, l’autonomia delle Regioni è diventata un grande limite” – ha concluso.

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