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Finanziamento pubblico ai partiti, via alle nuove regole del DdL Boccadutri
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Finanziamento pubblico ai partiti, via alle nuove regole del DdL Boccadutri

Una veduta dell'aula del Senato durante le votazioni sugli emendamenti della Riforma Costituzionale, Roma, 9 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Il Disegno di Legge per lo sblocco del finanziamento pubblico ai partiti (DdL Boccadutri) per gli anni 2013 e 2014 è stato approvato in settimana in via definitiva dal Senato, che si è espresso con 148 voti a favore, 44 contrari e 17 astenuti.

Contro la proposta di legge si sono schierati il Movimento 5 Stelle, Sel, gli esponenti del gruppo misto “L’altra Europa con Tsipras” e alcuni senatori isolati, in disaccordo con i partiti di appartenenza.

A suscitare le critiche è stato il fatto che il DdL Boccadutri consente lo sblocco dei finanziamenti anche per i partiti che non hanno sono in possesso di un bilancio certificato, intervenendo in particolare sulle prerogative della commissione di garanzia per la trasparenza dei rendiconti dei partiti politici (materia regolata dall’articolo 9 della Legge 96 del 2012).

A detta invece dei sostenitori del DdL, i finanziamenti di prossimo sblocco sarebbero già decisi, ma la loro erogazione sarebbe impossibile perché, sebbene i partiti interessati abbiano presentato tutti i documenti necessari, i controlli per la certificazione dei bilanci non sono stati portati a termine dalla commissione per mancanza di personale.

Il senatore del PD Miguel Gotor, relatore del DdL in Senato, ha spiegato di ritenere il finanziamento pubblico ai partiti “un principio di garanzia di democrazia che, non a caso, vige in tutte le democrazie europee per i suoi caratteri di universalità, neutralità, terzietà e proporzionalità, rispondendo così a un elementare bisogno di giustizia”.

“Bisognerebbe avere la dignità di difendere i partiti” ha proseguito Gotor “e non lisciare ipocritamente il pelo all’opinione pubblica alimentando una condanna generalizzata e indiscriminata che li equipara ad associazioni a delinquere, anzi, la dignità di difenderli significa proprio impegnarsi allo spasimo per distinguere il grano dal loglio, la mala pianta del malaffare e della deviazione delinquenziale, peraltro estremamente rappresentativa – lo dico con grande amarezza – della società italiana, dal tronco sano, che c’è e deve crescere”.

Il capogruppo del M5S Gianluca Castaldi è stato invece molto critico sul provvedimento. “È chiaro” ha dichiarato infatti Castaldi, “che Renzi non vuole che gli italiani sappiano che lui e tutti gli altri partiti, grazie alla legge Boccadutri, stanno mettendo le mani illegittimamente su un’altra grossa fetta di soldi pubblici. Per questo evita di raccontare a favore di telecamere che anche il suo partito si sta approvando in fretta e furia una legge per intascare milioni di rimborsi elettorali senza uno straccio di controllo sui propri bilanci, e se la prende con il M5s, l’unica forza che può permettersi di denunciare questa ruberia collettiva visto che questi soldi non li ha mai voluti prendere”.

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