Che fine fa adesso Matteo Renzi
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Che fine fa adesso Matteo Renzi

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La sconfitta al referendum costituzionale è stata molto grave, inutile negarlo. Matteo Renzi è uscito ridimensionato soprattutto come statista.

Il voto del 4 dicembre ha rispecchiato di fatto l’appartenenza politica: 40% per il sì e 60% per il no. Una divisione apparentata in modo stretto con i risultati delle ultime elezioni, con il 40% che replica l’appartenenza al PD (più una percentuale di “neo centristi”).

Matteo Renzi ha spinto con tutte le sue forze nella direzione della riforma costituzionale, cercando dapprima di percorrere la strada della discussione parlamentare, poi scegliendo lo strumento del referendum.

Gli errori di Matteo Renzi

Questo si è rivelato secondo quasi tutti i commentatori il primo errore: a tutti gli effetti, il referendum non è la via corretta per modificare la Costituzione (non lo è mai stato, infatti) e questo è un aspetto che è stato percepito dalla popolazione, chiamata a esprimersi su una questione tecnica e complessa come quella relativa alla configurazione del sistema parlamentare.

Il secondo errore di Renzi, evidenziato in molte analisi, è stato quello di non essere riuscito a capire che il voto del referendum sarebbe comunque stato un voto politico.

In primo luogo per via del clima del nostro Paese, pieno di veleni e di sfiducia reciproca a livello di discussione politica. In secondo luogo perché il disorientamento di molti elettori nel momento in cui si è trattato di operare una scelta in merito al bicameralismo perfetto si è trasformato in un voto espresso per semplice appartenenza politica.

Per un partito, il PD, che nella migliore delle ipotesi, può ambire al 35-40% degli elettori, affrontare un referendum con queste premesse ha significato affrontare un voto – suicidio (domenica, del resto, Renzi era ritratto come kamikaze su alcuni giornali francesi).

Dall’Europa stanno arrivando da più direzioni le richieste di procedere alla formazione di un nuovo governo nell’ottica di cercare di dare continuità all’azione riformatrice dell’esecutivo di Matteo Renzi. Ora è tutto nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tenuto conto che, a vincere, è stato il fronte del no.

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