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Firme di morti e moduli vuoti, scoppia il caso liste Italexit in Molise 

L'esigenza di tenere alto il quorum e la "inspiegabile" rinuncia al ricorso, firme di morti e moduli vuoti, scoppia il caso liste Italexit in Molise 

Gianluigi Paragone

Firme di morti e moduli vuoti, in Molise scoppia il caso liste Italexit ed una mini inchiesta di Fanpage fa emergere un sistema di presentazione sospetto. Partiamo da un assunto evidente: Italexit doveva raccogliere firme per presentarsi al voto del 25 settembre, non era affatto facile e ci è riuscito.

Fin qui nulla di che, solo un dato “monstre” di rapidità ed efficienza con cui il partito di Gianluigi Paragone ha trovato le circa 56mila firme “necessarie a presentare le liste nelle diverse parti d’Italia”. Un altro dato è che molti militanti di Italexit sono usciti dal partito proprio nei giorni più cruciali per la raccolta. Perché? Fanpage spiega che lo hanno fatto “in polemica con la deriva verso l’estrema destra e con una gestione della candidature concentrata nelle mani di poche persone a Roma”. 

Per Italexit firme di morti e moduli vuoti

Sarebbe accaduto anche in Molise e venerdì 19 agosto, “entra in campo Casapound“, una cui fonte ha detto a Fanpage: “Dovevano fare tutto in due giorni, all’inizio dicevano che era impossibile, poi Mauro Gonnelli ha fatto sapere che avrebbe mandato un po’ dei suoi”. I banchetti però non tirano ma dopo un po’ tutto va più veloce. “Da Roma si precipita in Molise anche William De Vecchis che come senatore può fungere da pubblico ufficiale e autenticare i moduli, con il suo timbro di palazzo Madama”.

E “per il rush finale, arriva anche Gianluigi Paragone che la sera del 21 agosto con una diretta Facebook da Termoli annuncia: ‘Ce l’abbiamo fatta, domani andiamo in Corte d’Appello a portare tutte le firme’”. 

La Corte di Appello “boccia” le liste

Il guaio è che la Corte d’Appello di Campobasso ricusa la lista di Italexit per assenza parziale di requisiti. Si pensa ad un ricorso ma da Roma pare vogliano rinunciare.

Fanpage si chiede il perché di quella rinuncia normata da uno strumento procedurale da parte di un partito che vive sotto la spada di Damocle del quorum minimo. La spiegazione Fanpage la dà con un virgolettato: “Avevano paura che qualcuno si mettesse a analizzare troppo da vicino le firme”. E il controllo a campione effettuato da Fanpage cita alcuni casi emblematici: “Il primo caso è quello di un uomo morto il 31 luglio 2022; il secondo riguarda una persona deceduta il 19 aprile 2021; il terzo è quello di una signora venuta a mancare addirittura più di quattro anni fa, il primo di aprile 2018. Tutti e tre questi nominativi presentano delle firme, apposte nello spazio riservato, ma mancano dei certificati d’iscrizione alle liste elettorali”. 

Le autentiche del senatore e le parole di Paragone

E qui moduli sarebbero “autenticati con firma e timbro del Senato il 20 e il 21 agosto dal senatore William De Vecchis. In qualità di parlamentare, secondo quanto previsto dalla legge, De Vecchis agisce in qualità di pubblico ufficiale”. Ovviamente un pubblico ufficiale che dopo un dibattimento sia oggetto di sentenza per falso sarebbe di fatto un pubblico ufficiale che ha commesso un reato. E dall’inchiesta sarebbero anche emersi “più di dieci casi di persone che hanno firmato per due volte, in due moduli diversi, entrambi relativi alle liste per la Camera”. E Gianluigi paragone? A fanpage ha detto: “In Molise la vicenda è chiusa, in fase di presentazione ci hanno detto che le firme non erano sufficienti“, poi parla di una “diffida inviata da Italexit contro una persona sul territorio, che da delegato di lista del partito avrebbe provato ad alterare la liste dei candidati”.

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