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**Coronavirus: avanti Conte-capidelegazione, lite su palestre e braccio di ferro su cene fuori**

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Roma, 24 ott. (Adnkronos) – E’ braccio di ferro sul Dpcm con le nuove misure per contrastare la seconda ondata del Covid-19. La riunione tra il premier Conte e i capidelegazione, sospesa e poi ripresa in serata, va avanti ormai da ore, mentre si discute ancora sulla chiusura anticipata dei ristoranti, fissata alle 18 nelle bozze circolate nel pomeriggio.

Dubbi delle Regioni, che per il mondo della ristorazione chiedono di fermare le lancette alle 23 e di non chiudere la domenica, e del Cts, che teme che anticipando la chiusura alle 18 proliferino le cene in casa.

Al tavolo ancora si discute, con il rischio che la chiusura alle 18, ipotesi circolata per l’intero pomeriggio, venga sbianchettata dal testo. “E’ tutto ancora in via di definizione”, ammette uno dei presenti alla riunione.

Mentre la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova chiede che, in caso di chiusura anticipata, vengano previsti e fissati ristori per l’intera filiera agroalimentare, che dalla ristorazione prende il 40% dei suoi proventi.

Sembra intanto destinata a saltare la norma che sospende concorsi pubblici e privati: “quello sulla scuola – rivela un’altra fonte presente al tavolo – andrà avanti”. Ma si litiga e si discute su tutto: difficile trovare la quadra tra chi vorrebbe accelerare sulle chiusure e su chi, al contrario, teme per le conseguenze di uno pseudo lockdown sul tessuto economico e sociale del Paese.

Intanto, a quanto apprende l’Adnkronos, un duro scontro è andato in scena in mattinata tra il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e il responsabile della Cultura Dario Franceschini. Fonti di governo descrivono uno Spadafora furente, per la decisione -messa nero su bianco sul Dpcm e che sembra ormai destinata a restare- di chiudere palestre e piscine.

Spadafora avrebbe rimarcato con forza le spese sostenute dagli imprenditori del settore per adeguarsi alle norme anti-Covid, nonché le centinaia di controlli portati avanti dai Nas con zero sanzioni all’attivo.

Il ministro avrebbe inoltre rimarcato l’assenza di focolai nati in queste strutture da maggio ad oggi.

Da qui, sarebbe nato un duro scontro con Franceschini, con il responsabile dello Sport che chiedeva a gran voce parità di trattamento davanti all’evidenza di eguali rischi. In sintesi: se chiudiamo palestre e piscine, allora giù le saracinesche anche di cinema e teatri. Alla fine la decisione di chiudere l’intero ‘pacchetto’, ovvero piscine, palestre, cinema e teatri.

Ma sul Dpcm sono vari i punti su cui ancora si discute. E a meno di un’ora di mezzanotte il testo sembra essere ancora indefinito.


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