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Covid: decreto inchiesta mascherine, ‘no prova atti Commissario dietro corrispettivo’

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Roma, 17 feb. (Adnkronos) – “Allo stato non vi è prova che gli atti della struttura commissariale siano stati compiuti dietro elargizione di corrispettivo”. E’ quanto si legge nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulle maxi commesse delle mascherine comprate dalla Cina quando il nostro Paese è stato investito dalla prima ondata di pandemia da coronavirus.

“In almeno due occasioni nelle conversazioni captate appaiono riferimenti ad accordi spartitori con soggetti estranei al suddetto comitato di affari – si legge – in particolare a qualcuno che attende di ricevere denaro una ‘valigetta’, con disappunto di Benotti, il quale afferma: “è un lavoro che si fa senza valigetta“ ed a ‘quello’ con cui il Benotti secondo quanto riferito dal Tommaso intenderebbe secondo i patti dividere i 2 milioni e mezzo di euro che attende.

Merita menzione – scrivono i pm romani – anche lo sfogo che Tommasi ha con la sua segretaria cui riferisce che a differenza dei suoi genitori non ha dovuto pagare, per realizzare il suo affare, in quanto ha ‘trovato un accordo per non comprare anche i regali…’, frase che evoca comunque una corresponsione di altra utilità”.

I magistrati capitolini sottolineano “l’assoluta anomalia dell’intermediazione occulta agita dal comitato di affari (rimarcata anche dall’Uif, in quanto sintomatica di corruzione)”, la “pletora di soggetti ad essa interessati, alcuni dei quali del tutto sconosciuti alla struttura commissariale (Paolo Guidi, Jorge Solis)”, la “tipologia di impiego delle cospicue somme pervenute agli intermediari, immediatamente utilizzate per l’acquisto di beni voluttuari, successivi di impiego corruttivo”, “i continui riferimenti da parte dei soci alla necessità di un accredito personale con il commissario Arcuri, quale necessario passepartout per ottenere nuove commesse pubbliche”.

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