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L'hotel diventa 'piazza' aperta non solo ai turisti

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Roma, 17 feb. (Labitalia) – Addio all’albergo come luogo di pernottamento ‘mordi e fuggi’. Alla ormai imprescindibile domanda di esperienza, posta dal turista del secondo millennio, l’hotellerie risponde. E lo fa guardando non solo a chi cerca un posto dove dormire – con un occhio al portafoglio e uno all’ambiente – ma anche a chi, abitante del luogo o avventore, può trovare in esso un nuovo spazio di incontro o di lavoro.

Così, l’albergo diventa piazza e hub al tempo stesso, crocevia di culture e generazioni, che offre momenti di relax, svago o magari concentrazione a chiunque li stia cercando. Una nuova tendenza sposata in pieno da Moxy Hotels, brand di Marriott International, a partire dai suoi nuovi indirizzi newyorchesi.

“Moxy è un brand – afferma Toni Stoeckl, vicepresidente Distinctive Select Brands di Marriott International e Global Brand Leader di Moxy Hotels – che ha sempre rotto gli schemi delle esperienze convenzionali in hotel, visto sempre più come un luogo che offra un diverso mix di esperienze guardando in particolare alla nuova generazione di viaggiatori, dal design avanguardista al soggiorno iper-esperienziale connesso alla cultura locale.

E’ ciò che offrono i nostri ‘Distinctive Select Brands’, che includono Moxy Hotels così come Ac Hotels, Aloft Hotels e Element Hotels. In qualsiasi momento, quando si entra in un Moxy, si trova un’atmosfera giocosa e divertente, uno staff coinvolgente e professionale, camere eleganti e funzionali e un’esperienza da condividere”.

A New York, in particolare, dove Moxy ha 4 alberghi, di cui 3 gestiti da Lightstone Group (dopo Moxy Times Square lo scorso anno si sono aggiunti prima Moxy Chelsea e poi Moxy East Village), e altri 2 sono annunciati entro i prossimi due anni (Moxy Lower East side nel 2021 e Moxy Williamsburg nel 2022), questa filosofia ormai fa tendenza.

“Autentico, locale ed esperienziale sono diventate parole chiave nel mondo degli hotel. Il viaggiatore moderno è curioso e sempre alla ricerca di esperienze uniche, personalizzate ed esclusive. Nessuno si aspetta, però, di trovarle in un hotel della categoria Moxy. Con Moxy Times Square e Moxy Chelsea abbiamo creato dei luoghi che potessero essere vissuti sia dai visitatori sia dai newyorchesi: una formula di successo che ha creato un forte senso di comunità.

La varietà di esperienze dell’East Village e le sue diverse epoche storiche ci hanno permesso di portare quest’idea a un livello ancora più alto: un’entusiasmante miscela che permette alle persone di ricordare il passato, vivere il presente e sognare il futuro. Abbiamo pensato questo hotel come a una sorta di crocevia: gli ospiti possono utilizzarlo come punto di partenza per le loro esplorazioni nel quartiere, mentre abitanti, negozianti e artisti locali possono utilizzarlo come un’estensione della loro comunità”, dichiara Mitchell Hochberg, presidente di Lightstone Group.

“Gli alberghi – spiega Hochberg – non sono più destinati solo a viaggiatori business o turisti di passaggio, ma sono diventati la nuova piazza pubblica, hub sociali abitati tanto dai residenti quanto dai visitatori. E per coinvolgere la comunità locale sapevamo che dovevamo puntare su concept per il dining e il drinking che sarebbero diventati vere e proprie destinazioni, in una città inondata di opportunità".

"Per questo – continua – abbiamo scelto come partner Tao Group per curare ristoranti, bar e lounge che rispondessero non solo alle esigenze degli ospiti degli hotel ma anche ai bisogni unici dei ‘locals’e in particolare in un determinato quartiere. Ad esempio, nel Moxy Chelsea, un newyorchese, che sia solo, in coppia o in gruppo, può decidere di prendere un cappuccino, o un cocktail dopo un meeting magari in una delle sale a disposizione nell’hotel, oppure mangiare o optare per un dopo-cena con Dj set nel rooftop. In questo modo, siamo in grado di facilitare interazioni autentiche tra ospiti e residenti, e la magia sta proprio in questa opportunità che si crea per entrambi”.

Per questo, Moxy è diventato un vero e proprio brand esperienziale, come dice Stoeckl: “Il trend che va sempre più affermandosi è il desiderio di esperienze più personalizzate e più personalmente rilevanti per i viaggiatori e corrisponde a un’attitudine ‘psicografica’ durante e al di fuori del viaggio. Da qui l’approccio di creare un’esperienza end-to-end unica, che ruoti attorni a un singolo punto di vista e lo rifletta in tutti gli aspetti, dal design al servizio, al marketing”.

A dettare sempre di più i ‘must have’ in termini di esperienza sono i millennials, target sempre più importante dell’industria turistica. “C’è stato e continua a esserci un cambiamento culturale – sottolinea Stoeckl – per cui il consumatore non vuole un’esperienza su misura ma vuole scoprire qualcosa di nuovo, immergersi nella città, nel cibo, nella scena locale, che resti per un giorno o per una settimana. Quindi, il viaggiatore di oggi cerca un hotel che gli permetta di avere esperienze alle sue condizioni. E Moxy è stato disegnato proprio per dare agli ospiti tutto ciò che vogliono e niente che non vogliano. E’ un brand cresciuto nell’epoca del ‘do it yourself’, quindi del self-check in e del self-service. Ogni aspetto di un hotel Moxy, infatti, è stato studiato attentamente e costruito per rispondere ai mutevoli stili di vita e aspettative del nostro target di viaggiatori”.

E se è vero che, in tempi di crisi, il viaggiatore, in particolare millennial, è attento al portafoglio, è altrettanto vero che collezionare e sfoggiare esperienze resta una priorità a qualunque costo. Per questo, una delle policy care a Moxy è proprio quella dei prezzi, ‘abbordabili’ anche in città carissime come New York.

“Prima che lanciassimo il primo Moxy a New York, il Times Square, la scelta di sistemazioni a prezzi accessibili – ricorda Hochberg – era davvero limitata. Ci è quindi sembrata un’opportunità quella di definire un nuovo tipo di lifesyle hotel: abbassare le tariffe offrendo al tempo stesso camere efficienti ed eleganti, insieme con bar, ristorante, spazi di coworking e persino outlet commerciali. Oggi, con un tasso di occupazione medio sopra al 90% per tutti e tre gli hotel, possiamo affermare di essere stati capaci di competere e di vincere non solo contro gli alberghi tradizionali full-service, ma anche contro Airbnb e altri nuovi attori dirompenti sul mercato. Infatti, vediamo Moxy come la risposta dell’industria a Airbnb, offrendo tariffe abbordabili e al tempo stesso la sicurezza, le amenità e la location ideale di un hotel”.

Punto di forza delle camere dei Moxy Hotels è il design, concepito per ottimizzare gli spazi e adattarsi alle esigenze dei clienti in maniera flessibile, offrendo esse stesse un’esperienza. “Quella del Moxy – osserva Stoeckl – è una camera accogliente e smart, con design di livello in spazi ottimizzati, e a un prezzo accessibile: camera più piccola, infatti, significa concentrazione e non riduzione, e accessibilità nel prezzo non vuol dire perdita nel comfort o nello stile. Anche qui, l’idea di partenza è stata che la nuova generazione di consumatori cerca divertimento, esperienze giocose negli spazi pubblici e con la comunità locale, quindi l’esigenza di stanze tradizionali è stata rivista. Il focus nel creare le camere è stato di offrire esattamente ciò che sta a cuore agli ospiti, consentendo loro di personalizzare il modo in cui vogliono usare la stanza. Così, abbiamo arredi di design modulari, multifunzionali, in modo che l’ospite possa cambiarne l’uso e la disposizione”.

Niente più armadi tradizionali, quindi, ma stampelle con cui sistemare in vista solo gli abiti da indossare; e poi tavolini che si aprono dalla parete o che si appendono se non servono, e sedie che possono essere anche reggi-valigia, senza mai sacrificare un letto comodo, magari anche contenitore e rigorosamente ‘king size’, o la zona doccia, come conferma Hochberg: “Gli arredi multifunzionali possono essere ripiegati e appesi quando non utilizzati, consentendo agli ospiti di configurare in infiniti modi la stanza secondo le loro esigenze. E siccome le nuove generazioni sono native digitali, particolarmente curato è il lato tech. Anche il paradigma di lobby tradizionale è stato abbandonato e ripensato per essere uno spazio pubblico flessibile e utile sia agli ospiti sia ai residenti durante tutto il giorno”.

A sottolineare ancora di più il legame con la comunità locale, ognuno dei Moxy Hotels newyorchesi riflette le caratteristiche del quartiere in cui è nato. “Il Moxy Times Square, con le molteplici opzioni per il dining e drinking, sembra mostrare la città – assicura Hochberg – proprio attraverso le lenti dell’esuberante Times Square; inoltre il rooftop bar indoor e outdoor è il più ampio della città. Quanto al Moxy Chelsea, è un’estensione del Flower District in cui è situato, con design di ispirazione botanica e giardino verticale. Il Moxy East Village, infine, rappresenta un’archeologia urbana che rispecchia le varie fasi storiche di questo iconico quartiere della controcultura americana”.

Anche la proposta di ristorazione rispecchia le diverse location e la filosofia di incontro con i ‘locals’: “Al Moxy Chelsea – prosegue Hochberg – volevamo creare un’offerta food and beverage che fosse appetibile sia per gli ospiti sia per i residenti, accessibile ma al passo con la zona, e abbiamo optato per un concept di cucina italiana rivisitata, in collaborazione con lo chef Francesco Panella, titolare dell’‘Antica Pesa’ a Roma e Brooklyn. Al Moxy Times Square, la brasserie Legasea, specializzata in frutti di mare e piatti locali e sostenibili, è animata dall’atmosfera vivace che si respira intorno. Nell’ultimo nato dei Moxy a New York, il concept si ispira a quel mix di vecchio e nuovo che anima i locali dell’East Village”.

E proprio al Moxy East Village è attesa la prossima novità: l’apertura, questa primavera, del rooftop bar. Con una promessa: niente liste d’attesa né dress code, sarà cool e democratico, sarà come stare nel backyard di un’abitazione newyorchese.

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