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Coronavirus: Astroguide.it, per italiani è opportunità di crescita personale

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Roma, 12 mag. (Labitalia) – “Sto facendo chiarezza sulle mie priorità generali, su cosa conti veramente nella mia vita”, è questo il trend che emerge dallo studio realizzato da AstroGuide in collaborazione con la psicologa clinica e psicoterapeuta Giulia Regoli. Il lavoro, che ha interpellato un campione di oltre 1.400 unità, ha voluto indagare su come gli italiani abbiano vissuto finora le settimane del lockdown da un punto di vista personale ed evolutivo.

Lo studio ha individuato sette opportunità di crescita personale e chiesto di esprimere una valutazione sulla rilevanza rispetto al proprio vissuto. AstroGuide è un servizio online di counseling astrologico offerto da un team di counselor professionisti. Il counseling astrologico rientra tra le professioni che operano nella relazione d’aiuto cioè nella cura del prossimo; utilizza tecniche di counseling con l'astrologia non predittiva ma centrata sulla persona (astrologia umanistica) per aiutare le persone a crescere, affrontare i problemi della vita e realizzarsi.

Il lockdown è una sfida importante, ma le occasioni di evoluzione personale sono molteplici e AstroGuide ne ha individuate 7 e chiesto di esprimere una valutazione sulla rilevanza rispetto al proprio vissuto. Per ognuna i rispondenti hanno scelto una delle seguenti valutazioni: Non mi corrisponde, Mi corrisponde poco, Mi corrisponde abbastanza, Mi corrisponde molto, E’ proprio quello che sto vivendo; e in chiusura è stato chiesto se pensano che questo periodo li cambierà per sempre oppure no.

Il 74% ha risposto che sta facendo chiarezza sulle proprie priorità generali, su cosa conti veramente nella vita; 69% sa prendendo coscienza di essere resiliente e in grado di sapersi adattare anche in una situazione così difficile; il 65% sta capendo il reale valore delle libertà a cui siamo abituati e che diamo per scontate; il 65% sta scoprendo il valore della semplicità e che può fare tranquillamente a meno di tante cose; il 63% sta scoprendo il valore del tempo, della lentezza e il senso del ‘qui e ora’.

Il 57% sta sentendo in modo più forte e profondo l’importanza dei legami umani e della condivisione: con la famiglia, gli amici ma anche con la collettività di cui faccio parte e il 42% sta imparando cose nuove, apprendendo nuove abilità, coltivando una passione.

L’atteggiamento prevalente, viste le alte percentuali, è costruttivo in termini di crescita personale nel vivere questo periodo di restrizioni. Inoltre, la % di chi ha risposto ‘Mi corrisponde poco’ o ‘Non mi corrisponde’ è sempre intorno al 10%-15%.

Il fatto di fare chiarezza sulle priorità generali, una sorta di bilancio della propria vita, insieme allo scoprire di essere resilienti, sono i punti che corrispondono di più al vissuto dei rispondenti.

L’importanza dei legami umani e della condivisione, pur essendo rilevante, è sentita in modo minore, probabilmente perché è un tratto già vissuto normalmente, un tratto italiano, così come la condivisione. E’ anche vero che i social danno la possibilità di nutrire quotidianamente le relazioni di qualsiasi tipo, anche se scontiamo distanze fisiche, e allo stesso tempo solo il 37% vive da sola/o, mentre il resto ha la possibilità e il tempo di vivere, e probabilmente anche più intensamente, i legami con le persone con cui vive (famiglia, partner, amici). Tra quelli che vivono sol il 51% ha scelto ‘Mi corrisponde molto’ o ‘E’ proprio quello che sto vivendo’, mentre per chi vive in famiglia questa percentuale sale al 64%.

Chi vive con il partner (senza figli) o con amici ha una percentuale più alta, rispetto a chi vive solo o in famiglia, di risposte ‘Mi corrisponde molto’ o ‘E’ proprio quello che sto vivendo’: 49% di chi vive con partner/amici rispetto al 36% di chi vive solo o in famiglia. Con molta probabilità il dato è collegato al fatto che chi abitualmente vive solo ha già compiuto una serie di riflessioni su cosa significhi essere lontano dalla famiglia d’origine e su quali siano gli affetti che contano davvero.

Al contrario. la convivenza giornaliera può portare facilmente a dare per scontato il valore di chi ci è vicino e, in tal senso, la quarantena ha ribaltato il concetto di intimità familiare. La casa non è più un luogo da cui andare e venire tra un impegno e l’altro, ma la difesa contro il ‘nemico esterno’ che ci protegge e ci dà la possibilità, obbligandoci al tempo stesso, a conoscersi meglio tra le mura domestiche mentre sperimentiamo ritmi più rilassati, per molti quasi vacanzieri. Imparare cose nuove o coltivare una passione è la cosa meno sentita di tutte, pur avendo sempre rilevanza.

Per quanto riguarda le differenze in base alla posizione geografica, non ci sono variazioni particolari tra i rispondenti. Nonostante la situazione in termini di diffusione del virus e drammaticità nelle sue conseguenze abbia importanti differenze tra nord, centro e sud/isole, sembra che le persone abbiano vissuto il lockdown in modo simile sul piano personale. Le misure restrittive sono state uguali in tutta Italia, certo, ma il vissuto a livello locale è stato sicuramente più drammatico al nord. Ciò si potrebbe interpretare con il fatto che, nonostante la paura e l’ansia siano emozioni che hanno coinvolto un po’ tutti ma sicuramente in grado maggiore le aree più colpite, la situazione di isolamento sia il principale stimolo. Forse è proprio questo tempo ritrovato, la lentezza forzata, e non la ‘paura della morte’ o il dramma, a creare la condizione per un ascolto interiore, per un’attenzione più sincera e con meno filtri verso se stessi.

Anche rispetto all’età dei partecipanti, non ci sono particolari variazioni. La quarantena sembra mostrarci come, al di là delle differenze geografiche, familiari, di sesso e di condizione sociale, siamo tutti esseri umani che reagiscono allo stesso modo quando ci è consentito di vivere secondo un ritmo di vita più naturale.

Alla domanda conclusiva ‘Quando si tornerà a una vita normale sari la/o stessa/o di prima?’ il 73% ha scelto ‘Sarò sempre io ma con un’esperienza importante alle spalle’, mentre solo il 9% ha risposto ‘Non sarò più la/lo stessa/o’ e il 18% ‘Non saprei, non ho idea’. Tutto sommato la maggioranza dei rispondenti, pur sperimentando la difficoltà del periodo, sono fiduciosi che non inciderà in modo definitivo sulle loro esistenze. C’è però da notare, come forse era immaginabile, che gli under 34 sembrano sentire un maggiore impatto sulla loro esistenza con il 21% che ha risposto ‘non sarò più la/lo stessa/o’ e il 24% ‘non saprei, non ho idea’ contro rispettivamente il 7% e il 15% tra il over 45.


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