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Coronavirus: Amicucci (Skilla), 'smart working ritorna centrale nel mondo lavoro'

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Roma, 26 ott. (Labitalia) – "Lo smart working, dopo una timida normalizzazione dovuta alle speranze di ripresa, ritorna centrale nel mondo del lavoro per la nuova ondata del covid-19, oscillando tra pratica emergenziale e nuova modalità che trasformerà per sempre le relazioni e la cultura del lavoro, ma con caratteristiche nuove".

A dirlo Franco Amicucci, fondatore Skilla. "Una positiva – spiega – dovuta al fatto che le persone e le aziende hanno già sperimentato questa modalità, maturato nuove competenze ed è possibile una rapida applicazione; ed una negativa, una preoccupazione nuova, data da un pesante clima sociale, peggiorato a livello collettivo e la paura e la maggiore fragilità emotiva tipica delle ricadute, presente a livello individuale. Il tema della motivazione, della fiducia, della rassicurazione in questa fase è l’aspetto centrale a cui far fronte oggi, come le competenze digitali ed i nuovi processi organizzativi per sviluppare il lavoro a distanza lo erano nella prima fase".

Intanto "vediamo cosa abbiamo appreso dalla prima grande esperienza collettiva di smart working. Sono emerse con evidenza due grandi aree del lavoro, che distinguono nettamente chi può continuare a lavorare nella nuova modalità dello smart working, come tutto il mondo dei servizi, delle tecnologie, della vendita, dell’amministrazione, della consulenza e quelle che ne sono impossibilitate, come tutti i lavori operativi, manifatturieri, dell’agricoltura, dell’edilizia, dello spettacolo, dei servizi alla persona, dell’ordine pubblico, dei trasporti e soprattutto della sanità".

"Nell’ultimo rapporto del World Economic Forum, del 20 ottobre 2020, The Future of Job – ricorda Franco Amicucci – si calcola che nei paesi a più alto reddito (tra cui l’Italia che è tra i primi 10 paesi), il 38% dell’intera forza lavoro è in grado di lavorare a distanza, contro il 13% della forza lavoro dei paesi a più basso reddito. Questo significa che in Italia il 60% del mondo del lavoro non può lavorare in smart working".

Sempre il World Economic Forum "evidenzia l’emergere di profonde innovazioni innescate dalla pandemia. – L’accelerazione della digitalizzazione dei processi lavorativi, come digital tool e sistemi di video conferencing. – L’apertura di nuove opportunità di lavoro da remoto su scala globale. – L’accelerata automazione dei lavori operativi. – L’accelerazione dei processi di upskilling/reskilling che hanno al centro l’educazione digitale". "Per un paese come l’Italia – osserva – invecchiato e a bassa cultura digitale, la piena attivazione di queste innovazioni sono ritenute importanti e decisive per il futuro del lavoro, perché, tra le principali criticità che hanno ostacolato ed ostacolano il pieno utilizzo dello smart working, la carenza di cultura e competenze digitali e di infrastrutture tecnologiche adeguate sono evidenti e da superare rapidamente".

In Italia, "come negli altri paesi del mondo, i vantaggi della sperimentazione dello smart working da parte dei lavoratori in primo luogo e delle aziende, con più remore in alcuni casi, sono nettamente superiori alle criticità dalle prime ricerche e rapporti pubblicati. Un maggior equilibrio vita familiare e lavoro, flessibilità, maggior autonomia, minori costi in tempo e denaro del trasporto, sono i vantaggi più evidenti per le persone. Anche per le aziende che hanno sperimentato per la prima volta lo smart working i vantaggi sono risultati evidenti, insieme a legittimi dubbi legati al timore di minor produttività per alcune aree del lavoro. La preoccupazione per perdita di socialità è comune alle persone e alle imprese ed è questo uno dei punti di maggior attenzione in questa fase".

"L’impatto più pesante dello smart working – spiega Franco Amicucci – si è avuto in tutti i servizi alle persone e alle imprese, come ad esempio bar, ristoranti, negozi dei centri storici che hanno subito una radicale riduzione e chiusure della attività".

Nella fase 2 dello smart working, "forti delle lezioni apprese e delle competenze acquisite, si stanno introducendo nuove pratiche organizzative a percorsi formativi finalizzati al mantenimento della socialità, al miglior uso del tempo e della programmazione del lavoro che permettano al tempo stesso il diritto alla disconnessione delle persone per un miglior equilibrio vita lavorativa e vita privata mentre si è in smart working, e migliore produttività complessiva. Infine, urgente non solo per le aziende, un nuova attenzione al benessere psicologico e alla resilienza delle persone per attraversare questo periodo, che si prospetta lungo e difficile".


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