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Coronavirus: primi risultati vaccino russo, no eventi avversi e risposta anticorpi

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Roma, 4 set. (Adnkronos Salute) – I primi dati della sperimentazione sull'uomo del vaccino russo 'Sputnik V' contro Covid-19 evidenziano "un buon profilo di sicurezza senza eventi avversi per 42 giorni", inoltre è stata verificata "una risposta degli anticorpi entro 21 giorni".

E' quanto evidenziano i risultati preliminari di due studi non randomizzati di fase 1-2, pubblicati su 'Lancet' e condotti su 76 volontari a cui è stato somministrato il vaccino in due ospedali di Mosca. La ricerca è stata condotta dal Gamaleya Institute of Epidemiology and Microbiology (Mosca). Il 26 agosto è stata approvata la fase 3 della sperimentazione del vaccino su 40 mila volontari che verranno costantemente monitorati attraverso un'applicazione online.

Uno degli studi ha preso in esame la formulazione congelata del vaccino e un altro la formula liofilizzata.

La prima è prevista per un uso su larga scala, la seconda è stata sviluppata per le zone difficili da raggiungere e, in quanto è più stabile, il futuro vaccino potrà essere conservato a 2-8 gradi centigradi. "Sono state adottate misure senza precedenti per sviluppare in Russia un vaccino anti-Covid – ha sottolineato Alexander Gintsburg, tra i curatori degli studi del Gamaleya Institute of Epidemiology and Microbiology – Sono stati effettuati studi preclinici e clinici che hanno permesso di approvare provvisoriamente il vaccino ai sensi dell'attuale decreto del Governo della Federazione Russa del 3 aprile 2020.

Questa autorizzazione provvisoria richiede uno studio su larga scala e consente la vaccinazione della popolazione nel contesto di uno studio di fase 3, utilizzando il vaccino sotto stretta farmacovigilanza e somministrandolo a gruppi a rischio".

Il vaccino russo include due vettori di adenovirus, quello umano ricombinante di tipo 26 (rAd26-S) e l'adenovirus umano ricombinante di tipo 5 (rAd5-S), che sono stati modificati per esprimere la proteina 'spike' Sars-CoV-2.

Gli adenovirus sono anche indeboliti in modo che non possano replicarsi nelle cellule umane e non possano causare malattie come, ad esempio, il raffreddore.

In un commento collegato allo studio, Naor Bar-Zeev, dell'International Vaccine Access Center della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (Usa), ha sottolineato: "Gli studi dei colleghi sono incoraggianti ma piccoli. L'immunogenicità è di buon auspicio, sebbene non si possa dedurre nulla sull'immunogenicità nei gruppi di età più avanzata, inoltre – aggiunge Naor Bar-Zeev, che non ha partecipato alla ricerca – l'efficacia clinica per qualsiasi vaccino Covid-19 non è stata ancora dimostrata".


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