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Coronavirus: corsa al vaccino, la 'verità' delle aziende su tempi e disponibilità

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Milano, 18 set. (Adnkronos Salute) – Stanno lavorando con il fiato del mondo sul collo. La corsa al vaccino contro il coronavirus Sars-CoV-2 non si gioca nella penombra dei laboratori, ma costantemente sotto i riflettori fra annunci, colpi di scena e moniti della comunità scientifica, l'ultimo dei quali è stato un invito alla trasparenza, che alcune aziende hanno raccolto.

Sono 58 gli studi clinici in corso, di cui 7 arrivati alla fase III, quella finale. In questi giorni alcune delle aziende più avanti con i test hanno risposto alle pressioni dell'opinione pubblica abbassando il livello di 'segretezza' che mantengono sulle attività relative a un prodotto in sviluppo e hanno reso note le 'road map' che stanno seguendo per valutare i loro candidati vaccini. La prima è stata Moderna che ha reso pubblico il suo protocollo di fase III: in tutto 135 pagine, targate con la dicitura 'confidential'.

Ci sono dettagli su come vengono selezionati e monitorati i partecipanti al trial, le condizioni per cui le sperimentazioni potrebbero essere interrotte in anticipo, le prove che i ricercatori useranno per determinare la presenza di immunità.

Anche Pfizer ha dato informazioni, a partire dal numero di partecipanti al suo trial: 44mila. Per Moderna i numeri parlano di 30mila persone. Un riepilogo dell'operazione 'verità' da parte delle aziende lo fornisce il 'New York Times' online, spiegando che "in genere i documenti vengono condivisi al termine degli studi" e che le rivelazioni a trial in corso sono "una mossa rara".

Nel piano di Moderna è incluso un probabile calendario delle tappe verso il vaccino, in base al quale la testata Usa scrive che "l'analisi sui dati dei primi studi potrebbe non essere condotta fino alla fine di dicembre, anche se i funzionari dell'azienda dicono di aspettarsi l'analisi iniziale a novembre". Quella finale "potrebbe non avvenire fino a mesi dopo, verso la primavera del prossimo anno, se non ci fossero informazioni sufficienti a determinare se il vaccino funziona".

Cronologia che coincide con le stime cautelative di molti ricercatori, come il direttore dei Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) statunitensi, Robert R. Redfield, il quale ha parlato di metà 2021. Parole contraddette dal presidente Usa Donald Trump, secondo cui nel Paese la distribuzione del vaccino potrebbe partire a ottobre. Il piano di Pfizer non sembra stimare quando i risultati sul suo candidato vaccino potrebbero essere disponibili, ma l'Ad ha più volte parlato di una possibile risposta già a ottobre.

Fino ad ora, spiegano alcuni esperti, nessuna delle 9 aziende che stanno testando i vaccini in ampi studi clinici aveva rilasciato questo livello di dettagli. Moderna, AstraZeneca e Pfizer (che sta collaborando con l'azienda tedesca BioNTech), sono tra le prime nella corsa globale alla produzione di un vaccino per combattere la pandemia. Un portavoce di AstraZeneca ha dichiarato che la società intende pubblicare a breve il suo protocollo. Novavax, che dovrebbe avviare un ampio e avanzato studio clinico entro la fine dell'anno, non ha commentato. Johnson & Johnson ha detto che prevede di avviare un ampio trial questo mese, e quando inizierà avrà "più informazioni da condividere".

La scelta di Moderna e Pfizer in termini di trasparenza è stata commentata positivamente da diversi scienziati. Il direttore medico di Moderna, Tal Zaks, ha spiegato che di solito le aziende farmaceutiche sono riluttanti a farlo, per motivi competitivi, e che un esperto esterno di etica ha suggerito loro la linea della massima trasparenza. Pfizer in una dichiarazione ha ammesso: "Riconosciamo che la pandemia è una circostanza unica". Da qui la decisione di ampliare il flusso di informazioni.

L'esperto di sperimentazioni cliniche Eric Topol, dello Scripps Research Institute a San Diego, si è complimentato con Moderna per la scelta di condividere il protocollo, ma ha precisato che sarebbero state prodotte prove più convincenti dell'efficacia del vaccino se la società avesse contato solo casi da moderati a gravi. L'esperto ha mosso delle critiche anche verso il protocollo di Pfizer spiegando che gli piacerebbe vedere uno studio "fatto bene e che non si fermi presto", alle prime evidenze di efficacia.

Moderna e altre aziende hanno già iniziato a produrre i loro vaccini 'a rischio', nel senso che se dai trial dovesse emergere che non funzionano sarebbero stati prodotti inutilmente. Sia Moderna che Pfizer hanno previsto che milioni di dosi saranno pronte all'inizio del 2021. Ma la popolazione mondiale, viene fatto notare dagli esperti, è di 7 miliardi e inoltre per un certo numero di questi vaccini sono necessarie due dosi.

Stéphane Bancel, chief executive di Moderna, non ha nascosto le forti limitazioni con cui si dovrà fare i conti a livello globale "nella prima metà del prossimo anno, almeno forse fino al Labor Day", stima. Quindi settembre 2021. "Il che significa – conclude – che non ci sarà abbastanza vaccino per vaccinare tutti".


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