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'Oggi situazione diversa, si tratta di non perdersi dietro a imperante burocrazia'

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Milano, 30 set. (Adnkronos Salute) – "La paura è sempre quella: non avere un numero adeguato di dispositivi di protezione". Trovarsi di nuovo "a mani nude" contro il virus. Lo tsunami Covid-19, "i 178 camici bianchi stroncati dal virus", lasciano il segno.

E Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) non si toglie dalla mente certe immagini dei mesi più duri. "Mi hanno colpito le storie delle colleghe del Lodigiano: dormivano nei loro ambulatori pur di continuare ad assistere pazienti e tutelare le loro famiglie", racconta facendo il punto con l'Adnkronos Salute sui camici bianchi caduti vittime di Sars-CoV-2 e sulla situazione che aspetta la categoria con l'inizio della stagione autunnale-invernale.

I racconti arrivati soprattutto dalle zone rosse d'Italia sono "allucinanti. Ma se è vero che non ci aspettavamo un'emergenza di queste proporzioni e che noi in Italia siamo stati i primi a misurarci con questo virus nel mondo occidentale, pagando lo scotto di una malattia comparsa all'improvviso, è anche vero che ci aspettavamo sicuramente una preparazione maggiore da parte di chi gestisce la sanità e la cosa pubblica. Perché la pandemia con un virus da un salto di specie era stata ampiamente prevista".

Oggi di passi avanti per cercare di proteggere meglio gli operatori sanitari ne sono stati fatti, ma "rimane una preoccupazione – osserva Anelli – ossia che ci siano scorte adeguate per un'eventuale emergenza".

"Questo è secondo me oggi l'appello che bisogna fare ad amministrazioni e aziende sanitarie perché con meticolosa puntualità verifichino che gli acquisti vengano fatti, che le scorte siano sufficienti per garantire tutti i medici, da quelli dipendenti ai convenzionati – prosegue – Sì, certamente noi abbiamo vissuto un periodo molto difficile.

Ma le storie raccontate dai colleghi mostravano anche quanta superficialità c'è stata soprattutto nella fornitura e nello stoccaggio dei dispositivi. Una situazione che ha purtroppo provocato anche un aumento dei decessi, spropositato rispetto ad altre nazioni e che auspichiamo non avvenga più".

"Il personale sanitario che con generosità e passione ha trattato i pazienti nell'emergenza Covid-19 non merita di rivivere le esperienze passate. Non vogliamo più sapere – sottolinea Anelli – di operatori che per entrare in sala operatoria dovevano mettere buste di plastica come calzari o di altri che non avevano camici", e c'è stato anche chi ha rimediato con i sacchi dei rifiuti, "e mascherine".

"Non è giusto – incalza Anelli – Oggi la situazione è sicuramente diversa. Abbiamo la Protezione civile che ha una serie di aziende italiane che producono direttamente dispositivi di protezione. Si tratta di non perdersi dietro all'imperante burocrazia".

Anelli spiega che "da marzo in poi è stato affrontato un percorso, che ha visto da una parte una sollecitazione nei confronti della Protezione civile per la fornitura dei dispositivi in maniera adeguata a tutto il personale sanitario. Siamo dovuti anche intervenire mettendo a disposizione gli Ordini medici per la distribuzione delle mascherine e attraverso una precisazione in una delle tante leggi emanate in quel periodo sono stati richiamati gli amministratori a fornire prioritariamente dispositivi di protezione individuale a tutti i medici, ivi compresi i convenzionati, cioè medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, e medici di continuità assistenziale. Poi grazie al ministro della Salute Roberto Speranza è stato sottoscritto un protocollo d'intesa, oggi operativo, con la Protezione civile per consentire ad associazioni di medici liberi professionisti l'acquisto calmierato dei dispositivi".

"Io lo continuo a ripetere: quella sulle protezioni non è una spesa, ma un investimento. Per consentire a tutti i sanitari di poter svolgere loro attività", conclude Anelli.


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