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Coronavirus: da mascherine a quarantena ridotta, esperti divisi e polemici

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Roma, 9 ott. (Adnkronos Salute) – Si dividono da mesi su tutto o quasi tutto. Sono i virologi, gli epidemiologi, gli igienisti, gli immunologi e i vari ricercatori all'estero che sui social, sui giornali o nelle ospitate in tv, continuano a dare ognuno una versione diversa sui vari provvedimenti presi dal Governo, sulle decisioni dell'Oms e anche su cosa è più opportuno fare per contrastare la seconda ondata invernale di Sars-Cov-2.

Una comunità scientifica ricca di voci spesso in contrasto fra di loro, con l'effetto di destabilizzare la comunicazione e la popolazione.

Proprio oggi Walter Ricciardi, docente di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha rincarato la dose contro alcuni colleghi nel suo intervento al congresso della Società italiana di neonatologia. "In alcune dichiarazione autorevoli colleghi, soprattutto i clinici, non hanno capito bene che i pazienti che vedono non corrispondo alla verità assoluta ma – ha evidenziato – ad un importante input che deve essere rapporto al denominatore della popolazione".

Come a dire che quello che i clinici vedono nel loro reparto non corrisponde alla realtà nazionale.

Nell'ultima settima il via libera all'obbligo della mascherina, varato prima dal Lazio e da altre Regioni e poi esteso su tutto il territorio nazionale, è stata occasione di scontro tra specialisti. Per Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive all'Università di Genova e direttore della Clinica malattie infettive all'ospedale Policlinico San Martino di Genova, "è sbagliato portare le mascherine all'aperto in tutta Italia".

Sempre Ricciardi ha affermato che "se per 2 settimane di seguito tutti mettessero mascherina si contribuirebbe in maniera importante a ridurre i contagi". C'è chi, come il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, "afferma che la mascherina va messa quando è necessario". Poi interviene anche il virologo Roberto Burioni che lapidariamente commenta: "Portate le mascherine. Funzionano".

Altro fronte sul quale la comunità scientifica non sempre rema nella stessa direzione è quello della valutazione degli effetti di una possibile riduzione della quarantena, fissata oggi a 14 giorni, per i contatti dei positivi.

Un isolamento – secondo alcuni specialisti – che tiene chiusi a casa decine di migliaia di italiani che in molti casi non sono positivi. A cavalcare in ogni apparizione pubblica la possibilità di un 'taglio' è il medico e viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: "Visto che dovremo convivere per mesi con Covid potrebbe essere necessario rivedere alcune scelte proprio alla luce di quello che abbiamo imparato in questi mesi". Su questo fronte anche l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola che in un post prendeva posizione sul tema: "Si può pensare di accorciare la quarantena da 14 a 10 giorni".

Diversa l'opinione di Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, "ridurre la quarantena in Italia da 14 a 10 giorni è una scelta difficile. Alcuni casi potrebbero sfuggire, e da infettivologo la mia idea è quella di essere il più cauti possibile". Per contro, "stiamo consigliando al Governo di ridurre la quarantena da 14 a 10 giorni e spero che venga preso in considerazione", ha detto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l'emergenza Covid-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica di Roma.

E poi ci sono i tamponi. Altro tema su cui si combatte una 'guerra' tra specialisti. Il leader, da sempre, del partito pro-tampone è Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova, ne chiedeva centinaia di migliaia al giorno. I 100-125mila che si è arrivati a fare quotidianamente in Italia "aono acqua fresca. O una pezza calda, se preferisce. Io ne suggerivo 3-400mila al giorno", commenta Crisanti. Sul versante opposto c'è Bassetti. I tamponi sono "inutili per gli asintomatici. I medici tornino a visitare e curare i malati", ha rimarcato lapidario.

L'aumento dei contagi negli ultimi giorni deve allarmare? Su questo argomento gli scienziati possono anche perdere la pazienza. E' accaduto a Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale Sacco: in collegamento con 'Stasera Italia', incalzato dal giornalista Nicola Porro che gli citava alcune dichiarazioni di Bassetti meno catastrofiste rispetto alla situazione descritta dallo stesso Galli, ha risposto: "E’ una balla, Bassetti non è in grado di dirglielo perché non è in grado di saperlo. Dovrebbe fare un giro nel mio reparto per vedere come butta, non scherziamo".

Immediata la replica dell'infettivologo genovese sul suo profilo Facebook: "Quando si arriva agli insulti personali tra colleghi accademici io faccio un passo indietro. Mi spiace che il professor Galli si adiri a sentire i dati che lo stesso ministero della Salute ci fornisce ogni giorno. Dai dati odierni, per esempio, della regione Toscana si evince che il 68% dei nuovi contagi è asintomatico e il 27% paucisintomatico. Questa è l’evidenza dei numeri che solo chi non legge, ignora. Spero che il professor Galli vorrà leggerli e scusarsi pubblicamente con il sottoscritto per avermi definito 'ballista' e 'farneticante'".


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