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Lo studio, ecco come conciliare crescita economica e sostenibilità

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Roma, 8 apr. – (Adnkronos) – Le politiche per la crescita verde non sono in grado di accelerare la crescita economica perché tendono a peggiorare le condizioni sociali, a meno di interventi aggiuntivi diretti a sostenere il lavoro e la distribuzione del reddito.

È questo in sintesi quanto emerge da uno studio di macroeconomia ecologica condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa e pubblicato su "Nature Sustainability", una rivista del gruppo Nature.

Lo studio mette a confronto tre scenari alternativi per valutare gli effetti diretti e indiretti di differenti mix di misure sia sul sistema socio-economico che ambientale. Ispirato ad un approccio multidisciplinare, la valutazione degli effetti di breve e lungo periodo (fino al 2050) si basa su una gamma di indicatori, tra i quali: Pil, emissioni di gas serra, disuguaglianza, deficit pubblico, occupazione e consumi energetici.

Il gruppo di ricerca ha messo a disposizione del pubblico una piattaforma online, liberamente accessibile, dove poter simulare diversi scenari e i loro effetti sulle emissioni e sulle principali variabili socioeconomiche. I simulatori, disponibili sul sito del laboratorio Remarc (https://remarc.ec.unipi.it/) dell'Università di Pisa, sono Eurogree calibrato per la Francia e 2Mete per il caso italiano.

Dai risultati delle simulazioni condotte dai ricercatori emerge un "paradosso della crescita verde": cioè parte della riduzione delle emissioni inquinanti dovute alle politiche green è dovuta a una minore crescita economica rispetto a quella desiderata.

"Parte del calo delle emissioni di Co2 che segue le politiche di crescita verde – spiega Simone D'Alessandro del Dipartimento di Economia e Management dell'Ateneo pisano che ha condotto la ricerca – non è una conseguenza diretta dell'espansione delle energie rinnovabili o dell'efficienza energetica ma deriva da una riduzione della domanda aggregata e della produzione dovuta a sua volta all'aumento della disoccupazione".

"La crescita verde, cioè una combinazione di progresso tecnologico e di misure pensate per favorire l'efficienza energetica – aggiunge D'Alessandro – rimane la strategia principale sostenuta dai governi e dalle istituzioni internazionali per affrontare la crisi ecologica contemporanea e tuttavia il successo ambientale di queste politiche dipende dal loro fallimento nel favorire la crescita economica, un fenomeno che abbiamo chiamato appunto il 'paradosso della crescita verde'".

Lo studio non si ferma qui. Gli altri due scenari che presenta prevedono l'introduzione di politiche sociali radicali a sostegno dei lavoratori – tra cui una riduzione dell'orario di lavoro e il lavoro garantito dal settore pubblico – per contrastare i possibili danni sociali dovuti alla crescita verde. Queste politiche risultano efficaci nel migliorare la condizione sociale e ottenere al contempo un'importante riduzione delle emissioni, seppur al prezzo di un più alto indebitamento pubblico (di lungo periodo).

Nell'ultima simulazione, in aggiunta alle politiche sociali ed energetiche degli altri due scenari, sono quindi analizzati gli effetti di una riduzione volontaria dei consumi privati. Il risultato è una ulteriore riduzioni delle emissioni, senza compromettere l'occupazione o peggiorare la distribuzione del reddito.

"Dalla nostra ricerca – conclude D'Alessandro – emerge che i percorsi alternativi verso un'economia a basse emissioni di carbonio sono possibili, ma vanno associati a politiche pubbliche, e possibilmente ad una riduzione del livello dei consumi". Il gruppo di lavoro che ha realizzato lo studio pubblicato su Nature Sustainability è composto da Simone D'Alessandro, André Cieplinski e Tiziano Distefano per l'Università di Pisa e da Kristofer Dittmer per il centro studi svedese Cogito.

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