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L’opinione di Giampiero Casoni

Flop del referendum, i primi a disertare sono stati quelli che l’hanno promosso

Che in questo referendum a mancare sia stata soprattutto la spinta propulsiva dei suoi promoters è un dato di fatto ineccepibile e mesto

Matteo Salvini al voto per i referendum

Se ad uno gli viene in mente una frase figa e ad effetto, tipo che la democrazia è più conquista da mantenere che diritto su cui scialare la coscienza, si tacita. Lo fa perché quello è un concetto “alto” che non consente deroghe e che va a stare nella teca dei momenti migliori di chi lo ha partorito.

Se poi però magari uno pensa alla forma più alta e diretta di democrazia, quella del referendum popolare, e mette la spunta sotto il flop di questo sulla Giustizia allora la teca crolla e l’ego di chi discettava precipita a traino.

Perché sul referendum che aveva messo in capo cinque quesiti per rendere la Signora con la Bilancia più bilanciata vanno dette cose, non sputate perle di saggezza spicciola. E la prima cosa da dire è che quando il fabbricante di gelati la prende male perché non ne vende ma non ha esposto neanche un foto dei sorbetti allora è il gelataio che non ha funzionato, non certo il ghiacciolo che sapeva di acqua.

Che i referendum in Italia siano stati, siano e saranno sempre dei mezzi flop ormai lo sappiamo. Noi italiani afferriamo saltuariamente qualche grossa maniglia etica ma per lo più cazziamo la democrazia parlamentare pur avendole delegato quasi tutto per pigrizia secolare. Vogliamo decidere fieri ma se qualcuno decide per noi poi chi ce lo toglie il gusto di dire che avremmo dovuto decidere noi pur non avendolo fatto quanto potevamo?

Ma che in questo referendum qua a mancare sia stata soprattutto la spinta propulsiva dei suoi promoters è un dato di fatto altrettanto ineccepibile, ineccepibile e mesto.

Mesto perché a voler leggere la faccenda di questo ennesimo appuntamento mancato sorge un’impressione bieca. Quella che i partiti con il referendum abbiano voluto giocare più a chi ce l’ha più lungo (o duro, per citare un leghista d’altri tempi) che a modificare strutturalmente l’impianto normativo del paese.

Perciò se da un lato quelli che ai quesiti erano contrari hanno avuto vita facile e commento sciolto nel dire che “il popolo ha mandato un chiaro segnale” quelli che la giustizia la volevano (far) riformare dal signor Rossi hanno avuto gioco pessimo.

Perché hanno appoggiato la loro stessa linea con il vigore di chi a quella linea ci crede pochino e comunque non abbastanza per tramutarla in risultato.

E se prendi questo strano cocktail estivo, in cui un sorso di pigrizia innata ed uno spruzzo di inerzia voluta hanno messo sul banco l’ennesimo beverone alla “abbiamo scherzato”, ti accorgi che forse quella frase in esordio non era poi così tanto inutilmente buffona. Si, la democrazia è davvero una conquista da mantenere e non un diritto da cui derogare a piacimento balneare o calcistico. Solo che questo gli italiani ed i partiti che non glie lo hanno ricordato non lo hanno voluto ricordare.

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