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Fontana: “Per la legge, le Famiglie Arcobaleno non esistono”

Il Ministro per la Famiglia intende attuare misure per favorire la natalità e disincentivare gli aborti, potenziando i consultori.

lorenzo fontana

Alessandra Arachi, giornalista del Corriere della Sera, ha intervistato il neo Ministro per la famiglia e delle disabilità Lorenzo Fontana. Le posizioni espresse dall’esponente leghista, già note prima della sua nomina, hanno suscitato aspre polemiche. Matteo Salvini, Ministro dell’Interno e vicepremier, contattato da Fanpage.it, liquida così la questione: “Fontana è libero di avere le sue idee, ma non sono priorità e non sono nel ‘contratto’ di governo”.

L’intervista a Fontana

“Ha letto le frasi che le attribuiscono contro i gay?” chiede Alessandra Arachi del Corriere a Fontana. “Non erano contro i gay- risponde il neo Ministro- Erano contro un modello culturale relativista. Un modello della globalizzazione fatto dai poteri finanziari che disegna un mondo dove non esistono le comunità, e quindi la famiglia che è la prima e più importante comunità della nostra società”.

Il primo punto all’ordine del giorno per il ministro è quello di incentivare la natalità; l’obiettivo, a suo parere, è realizzabile tramite una serie di provvedimenti che possono essere emanati previa verifica delle indispensabili coperture finanziarie. In primo luogo, si dovrebbe abbassare l’Iva sui prodotti per l’infanzia. Secondariamente “cercare di ridurre il numero degli aborti“. Precisa Fontana: “Hanno detto anche che io avrei dichiarato che le donne non possono abortire. Non l’ho mai detto”. La misura che il Ministro vorrebbe intraprendere nei casi di interruzione volontaria di gravidanza riguarda il potenziamento dei consultori, così da “dissuadere” una donna ad abortire. Specifica inoltre di essere cattolico e di credere che “la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

Alessandra Arachi pone allora una questione: le anagrafi, in molti comuni italiani, registrano i bambini figli di genitori dello stesso sesso. Fontana replica che non esiste una legge in proposito e lo stesso discorso riguarda le Famiglie Arcobaleno (famiglie omogenitoriali con figli, nda) “per la legge non esistono in questo momento”. Il Ministro precisa che, qualora dovessero essere presi provvedimenti a favore dell’infanzia, sarebbero estesi a tutti i bambini, “indipendentemente dai genitori”. Il punto però è proprio questo: se fossero varate misure a favore di un nucleo familiare, chi potrebbe beneficiarne?

Le risposte

Replica immediata, sempre al Corriere della Sera, di Monica Cirinnà, la senatrice del Partito Democratico che ha detto il nome alla legge che riconosce le Unioni Civili. Cirinnà precisa che la legge 76 del 2016, in particolare al comma 11 e 12, cita esplicitamente il termine “famiglia”.

Si veda l’incipit del comma 12, ad esempio: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare“. Inoltre la “pluralità dei modelli familiari è riconosciuta (…) anche da consolidate giurisprudenze europee e dalla nostra Corte di Cassazione”. L’Arcigay, riferisce l’agenzia Ansa, commenta:”Il premier vuole un governo di cambiamento? Allora assegni le deleghe per le Pari Opportunità (un dicastero apposito, fa notare l’associazione, è assente nella attuale compagine governativa, diversamente da quanto avvenuto nelle ultime legislature, nda), investa sulle politiche dell’uguaglianza, risolva le diseguaglianze e le discriminazioni”. Marilena Grassadonia, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, ripropone la stessa questione sollevata da Monica Cirinnà: “(…) Decine di sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione, e sempre più comuni che riconoscono i nostri figli alla nascita, certificano che noi esistiamo a tutti gli effetti, anche giuridicamente per lo Stato italiano”. Le parole di Grassadonia sono riportate dall’edizione on line di La Repubblica.

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