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Fotografo milanese ucciso a Bangokok

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Un’altra morte sul campo, l’ennesima per chi ha scelto di raccontare agli altri le tragedie del mondo. Ieri è toccato a Fabio Polenghi, fotografo, mentre si trovava a Bangokok, capitale della Thailandia, per seguire gli scontri tra le milizie governative e le camiecie rosse che da qualche settimana hanno sconvolto il Paese.

Al momento dell’uccisionse si trovava a Saladeng, a circa un chilometro dal centro del campo degli oppositori, quando è stato colpito al torace e all’addome, i colleghi l’hanno portato subito in ospedale, ma inutilmente. La notizia da un’amica di famiglia che guardando la televisione l’aveva riconosciuto: “L’avevo sentito ieri sera. Mi aveva detto che stava bene e che era tutto ok”. Single, 45 anni, aveva passato la vita a girare per il mondo, in particolare per il Sudamerica, e faceva il free lance dal 2004, vantando collaborazioni importanti come quelle per Grazia Neri Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle.

Commossi e scossi i colleghi. Queste le parole di Grazia Neri: “No, non ho parole. Anche Fabio. E’ terribile, un altro che se ne va. Ognuna di queste notizie mi prende il cuore. Ho in mente il suo viso. Proprio ieri ero a World Press Photo e commentavo con i colleghi come i fotografi siano sempre più vicino al pericolo, sempre più dentro…”.

“Non era una persona che raccontava delle storie o che voleva politicizzare tutto ad ogni costo – dice il collega francese Fabrice Laroche che con Polenghi aveva lavorato per anni – Cercava le emozioni nella gente e non parteggiava per nessuno. Non aveva affatto l’abitudine di battersi per una causa, voleva essere piuttosto un testimone. Era una persona eccezionale e io sono davvero scosso dalla notizia della sua morte”.

“Veniva dal mondo della moda – prosegue – e per vocazione, io credo, ha scelto poi di lavorare in ambiti più personali e sulle relazioni umane. Abbiamo lavorato insieme ad un documentario su Cuba, abbiamo cercato di raccontare una storia familiare. Lui era uno che amava molto parlare delle relazioni personali”.

La redazione è composta da giornalisti di strada, fotografi, videomaker, persone che vivono le proprie città e che credono nella forza dell'informazione dal basso, libera e indipendente. Fare informazione, per noi, non è solo un lavoro ma è amore per la verità.


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