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Francesco Facchinetti: “Sono narcisista, se non avessi una Rolls Royce non uscirei di casa”

"Mi definisco onnivoro, egocentrico e narcisista. Da un anno vado dalla psicologa", confida il famoso figlio d'arte nel podcast di Luca Casadei.

Francesco Facchinetti Rolls Royce

Con la sua simpatia e la sua ironia, Francesco Facchinetti ha conquistato il grande pubblico che ormai è abituato a vederlo sul piccolo schermo. Il famoso figlio d’arte non tralascia neppure le confidenze più personali, parlando di un disturbo della personalità.

Francesco Facchinetti: “Mi definisco narcisista, senza la mia Rolls Royce non uscirei di casa”

Facchinetti ha partecipato alla prima puntata della seconda stagione del podcast di Luca Casadei, “One More Time”, parlando di sé, dall’infanzia a oggi, senza tralasciare la passione per la musica.

“Mi definisco onnivoro, egocentrico e narcisista. Da un anno vado dalla psicologa, perché è ovvio che questo disturbo della personalità narcisista crea problematiche”, rivela l’intramontabile dj Francesco.

Parlando al rapporto con la madre, aggiunge: “Mi fece vivere il mondo degli hippie e la vita nella comune”. Poi ricorda il periodo passato nella comunità di Frate Ettore a Seveso agli inizi degli anni Novanta. “Erano gli anni dell’Aids. Con Frate Ettore andavamo alla stazione di Milano a prendere gli infetti. Lì capii cos’era la fede e la Divina Provvidenza”, ha commentato.

Sull’esordio nel mondo della musica “A scuola di Comunione e Liberazione lessi un libro di Don Giussani, su quanto è importante trovare il proprio Io.

E io lo trovai dopo aver visto un concerto di Jovanotti, uno che non cantava e basta, ma usava la musica per comunicare il suo mondo”. Ha raccontato i primi anni al fianco di Cecchetto, poi l’approdo a X Factor: “Appena arrivato mandai via la vecchia guardia degli autori Rai, volevo un mio team di giovani. Andò bene, ma diedi fastidio a un po’ di gente. Appena sbagliai me la fecero pagare.

Da golden boy della Tv italiana diventai un “appestato”, vietato ogni studio televisivo”.

Poi rivela: Non penso di aver risolto il rapporto conflittuale col denaro. Fin da piccolo, volevo una sorta di riscatto sociale, conquistare cose. Negli ultimi 10 anni ho lavorato molte ore al giorno per comprarmi un quadro di Andy Warhol. Ogni giorno mi chiedevo: “Perché ti alzi?”. “Per comprare un quadro di Andy Warhol”, mi rispondevo. Ogni tanto mia madre mi chiede: “Perché giri con una Rolls Royce da 3-400mila euro?” e io dico: “Lavoro tutto il giorno, se non avessi una Rolls non uscirei di casa. Perché devo avere attorno a me cose che mi rendono la giornata piacevole“. Sono cose materiali? Sì. È destabilizzante raccontarlo? Sì, ma mi rasserenano. Non significa che se metto il mio sedere su una Panda muoio. Ma significa che se devo andare oltre il limite devo essere appagato”.

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