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Funivia Mottarone, per la procura ipotesi fune spezzata per utilizzo massiccio dei forchettoni

Tra le ipotesi al vaglio della procura per spiegare la rottura del cavo della funivia del Mottarone anche l'uso massiccio dei cosiddetti forchettoni.

funivia forchettoni

Continuano le indagini della procura d Verbania in merito all’incidente della funivia del Mottarone dello scorso 23 maggio, costato la vita a 14 persone. Tra le ultime ipotesi vagliate dagli inquirenti per capire come si possa essere tranciato il cavo della struttura vi è quella dell’uso massiccio dei cosiddetti “forchettoni”, che potrebbero avere scaricato una tensione eccessiva sulla fune e provocato quindi la rottura all’altezza dell’attacco del carrello.

A tal proposito ulteriori sono previste nei prossimi giorni, comprensivi anche di un accesso all’interno della cabina della funivia che si trova ancora sul luogo in cui è precipitata.

Funivia, l’ipotesi sull’utilizzo eccessivo dei forchettoni

Al momento l’unico aspetta accertato per quanto riguarda la caduta delle cabina riguarda la disattivazione dei freni tramite i cosiddetti forchettoni: vale a dire dei divaricatori che bloccano le ganasce. L’utilizzo dei forchettoni, che inizialmente aveva fatto gridare allo scandalo, deriva in realtà dal fatto che a oggi l’Italia è l’unico Paese di tutto l’arco alpino dove è prevista la presenza sugli impianti a fune del freno di emergenza.

Un obbligo che all’estero non esiste e che potrebbe comportare per questo conseguenze disastrose nel caso in cui si dovesse rompere la fune traente come accaduto sul Mottarone.

Funivia Mottarone, le condizioni della fune traente

La fune spezzatasi sulla funivia del Mottarone era la traente superiore, avente un diametro di due centimetri e mezzo, composta da un’anima in materiale plastico attorno alla quale si avviluppano 114 fili d’acciaio arrotolati in sei trefoli che sono a loro volta attorcigliati tra di loro.

La fune era stata costruita nel 1997 e l’ultimo controllo era avvenuto nel novembre 2020, con revisione prevista nel novembre del 2021. L’analisi aveva accertato che vi erano sì alcuni fili rotti ma lontano dai limiti imposti dalla legge italiana, quest’ultima in linea con la normativa europea.

Funivia Mottarone, le possibilità di rottura della fune

Le possibilità che la fune traente si possa rompere come accaduto a Stresa sono peraltro estremamente rare. La bibliografia in merito indica un caso nel 1986 a Corvara, quando un perno finito nella puleggia fece uscire la fune traente dalla sede (anche se in quell’occasione i freni di emergenza si attivarono salvando tutti i passeggeri), e un altro caso nel 1976 al Cermis, quando si ruppe la fune portante e la cabina precipitò al suolo causando la morte di 42 persone. Un’eventualità remota dunque, come suggerito dalle dichiarazioni di uno degli indagati, il caposervizio Gabriele Tadini: “Chi pensava che si potesse rompere la fune”.

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