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Gabriella Sica presenta il nuovo libro, “Poesie d’aria”: un diario in versi nato dall’esperienza personale

Gabriella Sica presenta nell’intervista la sua raccolta, che è “un libro pieno d’aria”. Il suo settimo libro è frutto di lavoro intenso e accurato.

Gabriella Sica Poesie d'aria

Libro pieno d’aria necessaria perché senza aria non c’è parola come senza aria non c’è salvezza del corpo”, scrive a proposito del suo nuovo libro, “Poesie d’aria”, Gabriella Sica, voce tra le più significative del nostro panorama. Sulla scena della poesia italiana da oltre quarant’anni, sempre presente e sempre appartata, ha fatto della sua passione un mestiere di vita.

Portavoce raffinata della bellezza racchiusa nella poesia, tesse sui fogli una rete preziosa di parole potenti e armoniose, pungenti e sinuose, che lasciano intravedere faglie, fratture, strappi. Trasforma in versi esperienze di vita e di emozioni, di luoghi e di paesaggi, consegnate alla riflessione dei più attenti lettori. Le sue poesie, così profonde e affascinanti, vanno assaporate. Le sue raccolte non si leggono tutte d’un fiato, ma vanno gustate passo dopo passo.

La forza lungimirante delle sue parole è dirompente e delicata al contempo. Nel bel mezzo di un’epoca distratta, come lei stessa sottolinea, Gabriella Sica propone poesie che richiedono calma e propongono aperture e nuovi spazi.

Serve tempo, anche quando si è persi nella frenesia del tempo quotidiano. Serve godere dell’unicità racchiusa in quelle stesse parole che l’autrice accosta con intensità e grazia. Presenta così così il suo nuovo libro, “Poesie d’aria”, dove invita a svuotare la testa dalle nubi che spesso l’avvolgono e a tornare al respiro profondo.

Gabriella Sica racconta il suo nuovo libro “Poesie d’aria”

Come nasce il nuovo libro di Gabriella Sica?Abbiamo tutti bisogno d’aria. Necessità di riprendere fiato, di uscire all’aria aperta. Sono al mio settimo libro in versi, ma ho scritto libri in prosa e mi piace sperimentare forme letterarie diverse che abbiano come radice la poesia. È un diario in versi, è un libro in cui raccolgo poesie databili tra il gennaio 2007 e il dicembre 2011.

Sono poesie fatte di niente, fatte d’aria. In un certo senso sono poesie primaverili, come quelle scritte ai miei inizi. Sì, perché la primavera è la mia stagione preferita. È un libro al quale ho molto lavorato. Dopo la stesura iniziale e in un certo senso conclusa, c’è stata una pausa di anni, una specie di letargo per verificarne la validità, come spesso mi capita di fare, e poi un lavoro durato sei mesi in vista della pubblicazione, fatto dalla calibratura di parole, forme e argomenti. Niente è stato deciso a tavolino”.

Poi ha sottolineato:La poesia nasce da dentro, mi succede di essere come folgorata, posso dire colpita dalla fulguratura, dal momento che sono di origine etrusca. È quasi una fulminazione, un’improvvisa immagine: è la famosa “ispirazione” che non ha niente di metafisico o mistico. È un convergere non calcolabile di vibrazioni e di spinte che nascono dal cuore, dalla mente, dalla memoria, dagli studi, dall’esperienza e soprattutto dal proprio corpo. A volte tutti questi elementi convergono in pochi minuti in una poesia, a volte invece ci vuole molto, molto tempo e richiede un lungo scavo interiore. Alla fine è la stampa, almeno per me, a fermare un processo in continuo movimento. La poesia è un lavoro creativo e faticoso che richiede rispetto, oggi più che mai, cosa che troppo spesso viene dimenticata. Il poeta lavora per gli altri e la poesia è un dono alle persone che vorranno leggerla. Senza questa lettura la poesia non esisterebbe“.

“Mentre scrivevo il mio diario in versi la vita mi ha posto davanti a un problema di salute che ho dovuto affrontare con lunghe cure. L’aria si è rivelata un’esigenza primaria. Da un’esperienza personale, quel bisogno d’aria si è poi allargato in maniera imprevedibile a esperienze in cui tutti erano coinvolti. Dopo la pandemia, con lo scoppio della guerra nel cuore dell’Europa, il bisogno di respirare si fa sempre più sentire. L’aria è vita, ma è anche la nostra anima. Inoltre, è una semplificazione attuale della parola “aura”, che un tempo definiva la poesia. L’aria è elemento di speranza e di cura: quella che respiriamo tutti i giorni è inquinata e va migliorata. Il nostro ecosistema va protetto”, ha aggiunto Gabriella Sica.

Gabriella Sica Poesie d'aria

Il pensiero della guerra

Nel pieno del conflitto che si consuma non lontano da noi, in Ucraina, e che ha già portato fame, devastazioni e terribili sofferenze, il pensiero di Gabriella Sica va anche alla situazione con la quale il mondo deve oggi – inevitabilmente – confrontarsi.

La guerra è sempre stato un mio tema, non manca neppure in “Poesie d’aria”. Ho scritto anche un libro sull’Europa: “Cara Europa che ci guardi”. Nel testo scrivo delle due guerre del Novecento che si sono riversate dai nostri genitori e nonni a noi. Finora sembrava una memoria, ma la memoria ci offre sempre informazioni sul futuro. Ho scritto anche di Ucraina e di possibilità di altri conflitti. È un libro diventato più significativo ai nostri giorni”, ha spiegato.

Sono passati 7 anni. La guerra in Ucraina sembrava un problema lontano agli occhi dei più. Una minaccia sempre incombente, ma troppo a lungo messa da parte nell’agenda dei potenti. A tal proposito, cita un brano dal suo libro “europeo” che sembra scritto oggi:

“Dalle due guerre, dal crollo del muro di Berlino, tornano a farsi sentire i tank russi e a soffiare venti di sfida e di conflitti. Nonostante la tregua sia stata decisa a tavolino, questa non è per niente rispettata. Si spara e si muore. Sembrava impossibile che questo potesse di nuovo accadere, e invece sta accadendo, in modo ambiguo e felpato. Ucraini e russi si contendono brandelli di identità, si sfidano in una inimicizia permanente. Si usano le armi e al posto delle armi sii usano le merci per boicottare il commercio. E se il blocco d’inverno dei gasdotti verso l’Europa diventasse vero e non solo un incubo? Per ora tutti dimostrano sangue freddo. All’orizzonte non si vede un altro Hitler, rischio che non si può mai del tutto escludere”: così scriveva l’autrice nel libro pubblicato nel 2015, nel capitolo “Ucraina. Spari sul confine dell’Europa”, ricordando che a volte “i libri sanno essere premonitori”.

La passione per la poesia

Poetessa fine, profondamente amante della parola. Come si è avvicinata alla poesia?Ho iniziato a scrivere poesie quando ero solo una ragazza. Leggevo molto e mi piacevano moltissimo Saba e Ungaretti. Nel tempo ho riscoperto e apprezzato molto i testi greci e latini, studiati già durante gli anni del liceo e anche prima. All’università, nei vivacissimi anni Settanta, così caotici e talvolta terribili, ho frequentato la facoltà di Lettere e ho conosciuto di persona l’ambiente letterario, stringendo amicizia con grandi poeti. Ma quando ho cominciato a pubblicare miei testi ho sentito il bisogno di ritrarmi e tornare alla radice che era la mia più propria. In quel periodo c’era molta avanguardia, che anch’io ho seguito. Tuttavia, me ne sono poi allontanata e ho cambiato modo di scrivere, ho dovuto trovare la mia cifra personale, che era già iscritta in me, dal tempo dell’infanzia e dell’adolescenza”.

Gabriella Sica Poesie d'ariaFoto di Dino Ignani

Non solo amante della poesia: Amo molto anche la storia e la geografia. In “Poesie d’aria” il centro è Roma, la città in cui vivo, ma c’è anche tanto di Milano, una città che per motivi personali ho frequentato e alla quale sono legata. La natura nel suo insieme è per me da sempre essenziale”.

Progetti nel cassetto non mancano e lo spiega la stessa autrice: Ho sempre scritto, ma negli ultimi anni ancora di più. Lo “stile tardo” è più prolifico e vulcanico, almeno per me, e ne sono felice. Scrivere è la mia gioia. L’importante è scrivere e non necessariamente pubblicare. La poesia chiede molto e dà poco, eppure è la nostra speranza e dobbiamo tenerla accesa come una debole luce. I poeti – ma io mi sento solo una che scrive versi – sono importanti perché tengono viva la lingua italiana.

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