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Gela, carabiniere accusato di maltrattamenti sull’ex moglie e abusi sul figlio

Un carabiniere di Gela è stato accusato di maltrattamenti sull'ex moglie e di abusi sul figlio. La Procura ha chiuso le indagini.

Violenza

Un carabiniere di Gela è stato accusato di maltrattamenti sull’ex moglie e di violenza sessuale sul figlio piccolo. La procura di Gela ha chiuso le indagini sul caso e i legali della donna hanno voluto denunciare che l’uomo continua la sua attività nelle forze dell’ordine.

Carabiniere accusato di maltrattamenti e violenza sessuale

Un carabiniere di Gela è stato accusato di maltrattamenti sull’ex moglie, durati anni, e di violenza sessuale nei confronti del figlio piccolo. A sostenerlo l’accusa, dopo la denuncia della sua ex compagna. L’uomo è stato indagato per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Il sostituto procuratore ha concluso l’inchiesta e il bimbo è stato affidato in via esclusiva alla madre, in attesa di altri sviluppi nel corso delle indagini. 

Carabiniere accusato di maltrattamenti e abusi: continua a lavorare

I legali della donna, nelle scorse settimane, avevano denunciato che, nonostante l’inchiesta in corso, l’uomo continuava tranquillamente a prestare servizio nell’Arma. Inoltre, era molto attivo in diverse iniziative organizzate dalla chiesa. Entrambi i coniugi erano sempre stati molto coinvolti nella vita di parrocchia. La donna è una catechista e il marito la affiancava spesso nelle sue attività. Dopo la denuncia della donna, l’uomo ha continuato a svolgere la propria attività nelle forze dell’ordine e ad essere presente ad ogni evento organizzato dalla chiesa. 

Carabiniere accusato di maltrattamenti e abusi: le parole degli avvocati

Ci sono voluti 72 giorni perché la Procura di Gela trovasse il tempo di ascoltare il bambino, presunta vittima di abusi sessuali. L’indagato è accusato di fatti gravissimi anche ai danni dell’ex moglie e di altre donne. Alcuni procedimenti sono stati avviati già nel 2019. Nel rispetto della normativa sul codice rosso, la persona offesa avrebbe dovuto essere ascoltata entro tre giorni. L’applicazione delle norme procedurali è stata inadeguata.

C’è stata inoltre la richiesta di affidare il bambino ai Servizi Sociali, fortunatamente respinta dal Tribunale che ha evitato così la beffa oltre al danno” hanno dichiarato i legali della donna, Giuseppe Messina e Eleanna Parasiliti Molica. “La delicatezza della vicenda avrebbe dovuto imporre alle Istituzione maggiore attenzione nei confronti delle presunte vittime” hanno aggiunto. “Il procedimento ha seguito il corso previsto dalla legge nei suoi tempi e nei modi” è stata la replica del Procuratore della Repubblica di Gela, Fernando Asaro

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