Genova: le parole del camionista in bilico sul ponte
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Cronaca

Genova: le parole del camionista in bilico sul ponte

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"Ho visto il ponte andare giù e sono sceso. Chiamatelo miracolo, forse un angelo custode mi ha salvato": le parole del camionista sul ponte Morandi

“Ero inchiodato, era l’inferno”. Così ha raccontato il camionista che si trovava sul ponte Morandi in quel maledetto 14 agosto 2018, a pochi metri dal baratro che si è aperto sotto le quattro ruote di molti viaggiatori. In bilico tra la vita e la morte, consapevole che anche lui stava per incombere nella medesima, drammatica, sorte. Ma felice per essere sopravvissuto. Faccia a faccia con la morte, il cuore di Genova si è aperto davanti ai suoi occhi. Ha frenato appena in tempo e si è salvato. Ricorda indelebilmente quell’accaduto così tragico. Onora le vittime e dice grazie all’angelo custode che lo ha protetto. La sua testimonianza è un inno alla vita. Da un momento all’altro, inaspettatamente, oltre 40 persone hanno detto addio a questa vita, travolti da macigni, lamiere e cumuli di cemento.

Luigi Fiorillo si è salvato

Si chiama Luigi Fiorillo l’autista del camion della catena di supermercati genovese Basko che è diventato il simbolo della strage del ponte Morandi.

Le immagini del suo mezzo, in bilico tra la vita e la morte, sono diventate virali e fanno riflettere. Il suo camion si è fermato qualche metro prima del crollo e lui si è salvato per miracolo. Per lui quel martedì era uno come tanti altri, in preda ai mille pensieri di lavoro, in quella frenetica e routinaria quotidianità.

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“Stavo tornando da una consegna sulla riviera di Ponente”, ha raccontato a NewsMediaset. Quindi ha spiegato: “Procedevo adagio perché la visibilità era ridotta, poi è crollato tutto”. Quella mattina, infatti, pioveva a dirotto, “sempre più forte mentre mi avvicinavo a Genova”. Fortunatamente, Fiorillo ha preferito mantenere la distanza di sicurezza e questo lo ha salvato: “Se fossi andato più veloce sarei finito nel burrone”. “In merito alla sua reazione a pochi istanti dal crollo, ha detto: “Non ricordo bene, sono rimasto stupito e spaventato. Sono sceso dal camion, l’ho lasciato acceso, con la marcia innestata e sono corso via per paura che crollasse tutto”.

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Abituato a percorrere le strade genovesi, ha confidato: “Ho sempre avuto paura a passare su quel ponte, vibrava sempre. L’ho percorso centinaia di volte”. In quel clima di sconforto e dolore, che accomuna e unisce genovesi e non solo, ha ricordato: “Ho visto il ponte andare giù davanti a me e sono sceso. Ho iniziato a correre all’indietro. Ero preoccupato di lasciare il camion col motore acceso e pensavo che crollasse tutto: quel camion è la mia seconda casa. Sono stato fortunato. Chiamatelo miracolo, forse un angelo custode, visto che io sono credente, era lì e mi ha salvato”.

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Asia Angaroni
Asia Angaroni 1138 Articoli
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.