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Germogliano i primi fiori delle rivoluzioni arabe

Indette le prime consultazioni elettorali in Egitto e in Tunisia. La transizione verso la democrazia pretende alcune modifiche costituzionali.
La data è stata indicata. Il 19 marzo in Egitto si terrà il primo referendum costituzionale post-Mubarak. Il popolo sarà chiamato a votare per modificare la propria Costituzione in senso democratico. Lo rende noto il quotidiano egiziano Al-Ahram spiegando che la consultazione popolare e’ stata convocata da Mohammed Tantawi, il presidente del Consiglio supremo delle Forze armate che guida il Paese a titolo provvisorio dopo le dimissioni di Hosni Mubarak. La principale ragione con cui l’esercito ha giustificato l’accentramento del potere nelle proprie mani dopo la caduta del Rais egiziano è stata proprio quella di emendare la Carta costituzionale in senso democratico. Al centro del referendum sugli emendamenti alla Costituzione della Repubblica araba d’Egitto le modalità di presentazione delle candidature alla carica di Capo di Stato.

Le proposte più significative messe a punto dal comitato di esperti guidati dal giudice Tareq el Bishri riguardano le modalità per la presentazione delle candidature alla carica di Capo di Stato e la durata del mandato, che si ridurrebbe a quattro anni rinnovabile una sola volta. Il popolo sarà chiamato a decidere su queste modifiche indispensabili per garantire un modello democratico sano ed equilibrato. Il prossimo Capo di Stato egiziano durerà in carica 4 anni o al massimo 8. L’esito della votazione sembra scontato. L’annuncio e’ stato dato nello stesso giorno in cui il neo primo ministro Essam Sharaf e’ sceso in pazza Tahrir per incontrare i manifestanti che da giorni chiedevano le dimissioni del suo predecessore Ahmed Shafiq.

“Cercherò di raggiungere i vostri obiettivi e se non ci riuscirò, mi unirò a voi nella piazza”, ha detto Sharaf rivolgendosi alle decine di migliaia di manifestanti in piazza dove ha reso omaggio ai “martiri” della rivoluzione. I premier egiziano ad interim ha assicurato che i “servizi di sicurezza devono essere al servizio dei cittadini e non il contrario”La piazza tuttavia non smobilita perchè, come ricorda il quotidiano al-Masry al-Youm, il movimento giovanile continua a chiedere lo scioglimento degli apparati di sicurezza, la ristrutturazione del ministero degli Interni sotto la guida di un civile, la liberazione dei prigionieri politici e il rinvio a giudizio dei rappresentanti del vecchio regime.
In Tunisia invece le elezioni per l’assemblea costituente si terranno il 24 luglio prossimo.

Lo ha annunciato il presidente ad interim Fued Mebazaa in un discorso televisivo aggiungendo che rimarrà in carica fino alle elezioni, oltre la scadenza del suo incarico il 15 marzo, per guidare la transizione. Il cammino della Tunisia verso una democrazia compiuta, che contempli come cardine del proprio ordinamento in primo luogo il rispetto dei diritti umani, continua. Il cammino però è davvero lungo e difficile, alla luce anche delle dichiarazioni del nuovo premier Beji Caid Sebsi. In occasione del suo primo messaggio televisivo al popolo tunisino, il primo ministro, subentrato dopo le dimissioni di Ghannouchi, ha auspicato che l’ex Presidente Ben Ali venga giustiziato. La posizione è stata accolta con freddezza dalla comunità internazionale che pure aveva applaudito alla grande prova di solidarietà offerta in questi giorni dal popolo tunisino. L’accoglienza senza remore dei rifugiati libici ammassati al confine del Paese è stata ed è tuttora una solida base su cui costruire la fratellanza dei popoli nord-africani. I conti con il proprio passato restano ancora aperti.


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