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Gerusalemme Capitale Israele, la decisione di Trump spaventa le Borse

La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come Capitale di Israele ha provocato delle conseguenze. Soprattutto per quanto riguarda il settore delle Borse.

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La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme Capitale Israele ha provocato delle conseguenze. Soprattutto per quanto riguarda il settore delle Borse. Infatti, questa mattina si è verificata una partenza in netto calo per le Borse Europee, sulla scia della chiusura in negativo di ieri di Wall Street.

In particolare, Milano cede lo 0,79% in avvio, Londra lo 0,5%, Francoforte lo 0,12% e infine Parigi lo 0,92%. A pesare su questo pessimo avvio di giornata è la minaccia di nuove tensioni internazionali dopo la decisione presa da Donald Trump, anticipata ieri e che sarà ufficializzata nella giornata di oggi.

Gerusalemme Capitale Israele

Pessimo avvio di giornata per le Borse europee, sulla scia della chiusura in negativo che si è registrata ieri a Wall Street.

In particolar modo, Milano ha perso lo 0,79%, Londra lo 0,5%, Francoforte lo 0,12% e infine Parigi lo 0,92%. A pesare su questo inizio in negativo è la minaccia di nuove tensioni internazionali dopo la decisione presa da Donald Trump di riconoscere Gerusalemme Capitale Israele. Una scelta che era già stata anticipata ieri, ma che con ogni probabilità verrà annunciata direttamente nella giornata di oggi. Lo spostamento non avverrà però prima di sei mesi.

Secondo quanto riferito da fonti dell’amministrazione americana, Trump firmerà una proroga che lascerà la rappresentanza diplomatica almeno per un altro semestre a Tel Aviv.

Una decisione, quella presa da Trump, che ha colpito praticamente tutti i listini asiatici. Tokyo, infatti, ha terminato in netto calo, con il Nikkei in ribasso quasi del 2% (dell’1,97%, per la precisione). A indebolire tutti i listini è stata anche la flessione che si è verificata nel settore hi-tech, che ha colpito praticamente quasi tutti i titoli del settore. Non a caso, a Piazza Affari è Stm che ha registrato il calo più vistoso, arretrando addirittura di tre punti percentuali.

Leggermente minore invece è stato l’impatto sui mercati valutari, con l’euro che è passato sotto quota 1,19 dollari, non molto lontano rispetto alla chiusura di ieri. Si è rafforzato lo yen, ovvero il bene rifugio per eccellenza. La moneta unica infatti viene scambiata a 132,81 sulla divisa giapponese, in calo comunque rispetto alla giornata di ieri. In leggero rialzo invece lo spread, che si ritrova in zona 140 punti rispetto ai 139 punti di ieri. Il rendimento del bond decennale è pari all’1,705%.

Gli altri dati

Giornata scarica invece per quanto riguarda il fronte dei dati macroeconomici. In mattinata, gli ordini dell’industria tedesca, relativi al mese di ottobre, hanno mostrato una crescita pari allo 0,5% su base mensile (un risultato migliore delle attese) e al 7,25 rispetto all’anno scorso. In calo le quotazioni del petrolio, soprattutto dopo la pubblicazione delle stime sulle scorte di greggio in Usa. Un rapporto che ha annunciato un aumento degli stock.

Il Wti con consegna a gennaio ha ceduto 25 centesimi a 57,37 dollari a barile. Il Brent con consegna a febbraio ha perso 25 centesimi a 62,61 dollari. L’oro, che nella giornata di ieri ha subito una brusca frenata, è riuscito a risalire a 1268 dollari l’oncia.

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