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Gianluca Nicoletti dopo l’ergastolo ai fratelli Bianchi: “Due bulli pieni di cloni”

Da truci picchiatori a redenti che invocano la mistica materna, Gianluca Nicoletti dopo l’ergastolo ai fratelli Bianchi: “Due bulli pieni di cloni”

I fratelli Marco a Gabriele Bianchi

In un pezzo impietoso su La Stampa e ripreso la Dagospia Gianluca Nicoletti ha fatto una sorta di “punto etico e sociologico” dopo l’ergastolo ai fratelli Bianchi: “Due bulli pieni di cloni”. L’analisi della trasformazione dei due durante le fasi che vanno dall’omicidio di Willy al processo passa per precisi step che Nicoletti ripercorre: per lui i due “avranno lavorato sodo anni e anni.

Ci vuole perseveranza per costruirsi addosso l’immagine standard dei truci spaccaossa. Solo quando hanno intuito che avrebbero pagato molto cara la loro ‘leggerezza’ di aver ammazzato di botte un ragazzino inerme, ecco che si sono scoperti bravi figli di mamma”. 

Gianluca Nicoletti sui fratelli Bianchi 

E ancora: “Quando l’ombra dell’ergastolo è cominciata ad allungarsi su di loro, i due picchiatori di paese hanno cercato di cambiare pelle.

Hanno capito che la loro narrazione epica, funzionale per indurre timore, li avrebbe portati a essere percepiti dalla collettività come mostri di spietatezza”. Nicoletti spiega a questo punto le iniziative “epistolari” di uno dei due: “Ecco quindi il tentativo di ricostruirsi un’immagine in extremis con quella lettera alla madre di Willy, in cui scrivevano che, se avessero ucciso suo figlio, mai avrebbero avuto il coraggio di guardarla come guardano la loro mamma”. 

“La catena alimentare dei portatori di griffe”

“Certo, immaginiamo tutti che sicuramente ci sarà stata una mamma che stirava loro le camicie, a completare l’accurata iconografia con cui amavano rappresentarsi. Le pose marziali, i tatuaggi, i muscoli pompati, il cipiglio da duri e tutti i possibili espedienti per essere alla fine i primi tra gli sfigati, auto eletti al vertice della catena alimentare dei portatori di griffe”. Poi la chiosa: “Tutta colpa dei media! Sicuramente è così.

È anche la spiegazione che si sono data i due Bianchi alla lettura della sentenza in aula”. 

I cloni dei due bulli di Colleferro

“Di cloni dei due bulli di Colleferro se ne possono trovare a bizzeffe, se ne vedono ovunque si celebri l’apoteosi del maschio vincitore, dal talent estremo alle storie su Instagram. I fratelli Bianchi sembravano essere stati sfornati dalla catena di montaggio del modello più economico di pupazzume anabolizzato e arabescato, in loro era condensato tutto ciò che oggi incarna l’esempio vincente del machismo spavaldo da pugnale tra i denti e ali di gabbiano”.

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