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Giappone: nuova Cernobyl

Queste sono quel genere di notizie che nessuno vorrebbe dare, perché quando accadono fatti di questa gravità la prima reazione (quantomeno di chi scrive) è quella di un silenzio doloroso e pieno di compassionevole solidarietà verso i destinatari della sciagura. Ma ci si rende conto che comunicare spesso assume il significato di esorcizzare la paura con la condivisione anche di accadimenti terribili. Ed allora andiamo ai fatti.

L’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha ufficializzato il disastro nucleare nipponico, innalzando al livello massimo di 7 la classificazione dell’incidente nucleare alla centrale di Fukushima seguito al terremoto e allo tsunami dell’ 11 marzo, classificandola al pari del disastro di Cernobyl del 1986, il più grave mai verificatosi. “La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente – ha detto ai giornalisti un funzionario della società – e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Cernobyl“. La Tepco, società che gestisce la centrale nucleare giapponese danneggiata di Fukushima, ha messo nero su bianco, in un lungo comunicato, che le perdite radioattive sono ingentissime, le più alte di sempre. Il livello 7 è il più alto in assoluto, ma in ragione delle continue perdite radioattive che mentre scriviamo ancora si verificano, questo livello non basterà più.

Fukushima come Cernobyl per ora. Ma andrà peggio, servirà un nuovo livello di classificazione per il disastro nipponico. Un nuovo macabro record dell’umanità.
La notizia arriva in momento durissimo per l’intero Paese che arranca come non succedeva dalla fine della seconda guerra mondiale. Le Autorità nipponiche si sono dimostrate non altezza della catastrofe (ma ad onor del vero quale Governo avrebbe potuto fare meglio) e non mostrano segni di vitalità organizzatrice capace di rimettere in piedi il Paese. La vita in Giappone non è più la stessa da settimane e le continue scosse di assestamento non aiutano certo la già catastrofica situazione. Il panico di un disastro nucleare su larga scala è palpabile e la psicosi è diffusissima tra i cittadini delle megalopoli nipponiche che sono in queste ore spente come in un set cinematografico post-apocalittico. Siamo ad un bivio determinate per le sorti del genere umano, o avremo il coraggio e la determinazione di scegliere la vita amando la terra che ci ospita o andremo dritti verso l’estinzione. Chi scrive è sempre stato piuttosto cauto su le c.d. “teorie catastrofiste” ma dobbiamo ammettere a noi stessi che questo modello di sviluppo non è più sostenibile, anzi in ragione della violenta aggressione ambientale può ancora chiamarsi sviluppo? Intanto non possiamo che limitarci ad una sentita e vicina solidarietà al popolo nipponico convinti che la peculiare forza d’animo di cui sono in possesso sarà la molla con la quale il Giappone si rialzerà.


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