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Giornata Mondiale del Risparmio: Italia indietro di nove anni, disoccupazione allarmante
Economia

Giornata Mondiale del Risparmio: Italia indietro di nove anni, disoccupazione allarmante

In occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, il Governatore della Banca d'Italia traccia un quadro del contesto economico italiano. Pil in calo, disoccupazione preoccupante.

Giornata Mondiale del Risparmio

Si è celebrata oggi l’86^ Giornata Mondiale del Risparmio. Duro il bilancio di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia: nel corso del suo intervento al Palazzo della Cancelleria, ha sottolineato come, nel 2009, il prodotto interno lordo dell’Italia abbia raggiunto i livelli di nove anni fa. Minime le prospettive di crescita stimate per il 2010 e il 2011: appena l’1%.

Secondo Draghi, sarebbero tre i punti fondamentali sui quali far leva per il rilancio dell’economia: intervenire sul mercato del lavoro, che langue da tempo, coordinare le politiche economiche dell’Unione Europea e sorvegliare i rapporti tra banche e mondo della politica, per evitare il ripetersi di spiacevoli e disastrose ingerenze.

I dati della disoccupazione. “Tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009, il numero di occupati in Italia – ha dichiarato Draghi – si è ridotto di 560.000 persone”. Il dato prende in considerazione le forme di lavoro regolate da contratti a tempo determinato e parziale, oltre alle collaborazioni autonome che, di fatto, si configurano come lavoro dipendente occulto.

Debole la ripresa registrata nel primo semestre del 2009: appena 40 mila occupati in più.

Il ricorso alla cassa integrazione. Secondo il Governatore della Banca d’Italia, la riduzione dell’orario di lavoro avrebbe impedito alla recessione di assestarsi a livelli inaccettabili. Da settembre 2008 ad agosto 2010, sono state concesse più di 1.800.000 ore di cassa integrazione guadagni, assimilabili al lavoro di circa mezzo milione di occupati a tempo pieno. In virtù di questo intervento, la disoccupazione avrebbe raggiunto l’8,5% della forza lavoro; la totalità di quest’ultima comprende anche i lavori in nero, per quanto difficilmente stimabili.

Gli inattivi. I dati della disoccupazione sono, tuttavia, solo una stima per difetto della realtà occupazionale del paese: come evidenziato dal Servizio Studi Bnl a maggio 2010, esiste una sacca di individui inattivi che hanno smesso di cercare lavoro. Sono 15 milioni: di questi, il 65% è costituito da sole donne. Un dato sensibilmente corposo, che distorce lo scenario del mercato del lavoro e offre un quadro decisamente più critico delle condizioni dei disoccupati italiani.

I lavori rifiutati.

Altra nota dolente, sottolinea Draghi, è quella del lavoro non accettato: sarebbero 400.000 i posti rifiutati perché ritenuti incongrui. Tra questi, sostiene Draghi con tanto di statistiche alla mano, ci sarebbero mansioni da infermiere, meccanico, sarto. La manovalanza, per quanto preziosa, non interessa più agli italiani: questo, almeno, è quanto sostiene il governatore della Banca d’Italia.

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