Giovani senza speranza, lo dicono i sondaggi
Cronaca

Giovani senza speranza, lo dicono i sondaggi

Nato con l’obiettivo di conoscere le abitudini di vita dei ragazzi palermitani, i legami con il territorio e la societa’, il documento stato redatto in seguito ad un’accurata indagine compiuta mediante 1273 interviste telefoniche rivolte ad un campione di 654 donne e 619 uomini tra studenti, lavoratori, disoccupati e in cerca di prima occupazione di eta’ compresa tra i 14 e i 34 anni. Un target che costituisce circa il 34,4 per cento della popolazione residente.
Delusi e insoddisfatti dal presente, i giovani palermitani guardano con incertezza verso il futuro. E’ questa l’immagine delle nuove generazioni che appare nel report Giovani a Palermo stilato nel corso di Progetto Giovani Palermo (PGP) finanziato dal Comune nell’ambito del Piano territoriale per l’infanzia e l’adolescenza e realizzato dall’associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus con la collaborazione dell’Azienda Sanitaria Provinciale.
I giovani – afferma l’assessore comunale alle Attivita’ Sociali e Politiche Giovanili, Raoul Russo –

sono ancora legati al posto fisso, ma quell’era è finita. Oggi i ragazzi che vogliono scommettere sul proprio futuro devono imparare a mettersi in gioco, a non arrendersi e a cogliere le iniziative a loro rivolte come il sistema dei prestiti donore. L’assessorato sta lavorando proprio in questa direzione mettendo in campo tante opportunita.

Il report ha rivelato anche l’insoddisfazione dei giovani verso la politica nonche’ le infrastrutture e i servizi del territorio.

Corrotta, clientelare e inconcludente, secondo le nuove generazioni la politica soffoca le risorse dei giovani e ne mortifica il merito e le competenze. Un ulteriore aspetto del report riguarda l’insoddisfazione verso i servizi pubblici (trasporti, impianti sportivi, musei e biblioteche) che si attesta al 74,8 per cento. Per il 67,6 per cento la difficolta’ di trovare un impiego da attribuire alle carenze del mercato del lavoro, eppure, dalle risposte degli intervistati emerge che, terminato il percorso di studio, trascorrerebbero all’incirca 3 anni prima di trovare un lavoro stabile. Andando a fondo nella questione lavoro si scopre che dei 644 giovani che dichiarano di aver trovato unoccupazione, 175 (29,7%) lavorano in nero. La fetta pi consistente di lavoratori impiegata nei call center. L’analisi dei dati dimostra inoltre che il lavoro viene considerato un affare di famiglia: non superano il 5 per cento, infatti, i giovani che sono riusciti a trovare un impiego ricorrendo ai canali formali (agenzie di collocamento o siti internet istituzionali) mentre il 38,9 per cento dichiara di aver fatto ricorso ad amici o parenti

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1 Commento su Giovani senza speranza, lo dicono i sondaggi

  1. La Sicilia è sempre più terra di assistenzialismo e sempre meno di opportunità reali. Fuga di cervelli, fuga di braccia, disinvestimenti, dismissioni di fabbriche: il fiume di denari che l’Europa ha messo da anni a disposizione della regione per uscire dalle sacche dell’arretratezza e della disoccupazione non ha dato altri frutti.
    Occorre un immediato cambio di marcia. Occorrono coraggio e programmazione, onestà e investimenti mirati. Intanto sono al palo sia gli investimenti nel settore della cultura con uno stop di sei mesi al cinema e al teatro che avevano goduto di un rilancio grazie alle due recenti leggi regionali, sia gli investimenti nella formazione che attendono i bandi del Fondo Sociale Europeo. Gli uni e gli altri in un settore cruciale e particolarmente delicato, quello della cultura e della formazione professionale. Il secondo legato al primo, ed entrambi legati al mondo dell’industria, del commercio, dei servizi.
    Ma si tratta adesso di dare risposte concrete e immediate. Da un lato rimettere in moto la macchina della cultura, una macchina che – è dimostrato – può produrre anche risultati economici oltre che di crescita della comunità. Dall’altro programmare una formazione professionale in linea con le possibilità di crescita del lavoro in Sicilia. E si tratta dei nuovi settori dell’occupazione, quelli passibili di maggiori investimenti, quelli che possono fare da volano all’economia dell’isola, quelli di cui il mercato ha davvero bisogno.
    Dobbiamo chiedere agli Assessori competenti (al lavoro, alla cultura, all’istruzione, al turismo) uno sforzo congiunto per varare programmi che abbiano una sinergia, che conoscano un comune obiettivo, capaci di integrarsi a vicenda, di sviluppare una strategia che possa individuare le competenze individuali, i settori di produzione, gli incentivi per gli investimenti, le vie di sviluppo possibili.
    E i direttori dei quattro dipartimenti devono essere capaci di sedere a uno stesso tavolo, di chiamare gli agenti sociali come gli imprenditori, per trovare insieme il bandolo di questa matassa che tiene ancorata la Sicilia a un sottosviluppo e a un degrado che non le fanno onore.
    Non è impossibile farlo. Non è impensabile proporlo. Si tratta solo di buona volontà. Si tratta solo di mettere da parte l’idea di un lavoro individuale degli assessorati per favorire una strategia collettiva. Gli sforzi dei singoli – e ce ne sono stati – sono senz’altro da premiare, ma non possono bastare. C’è bisogno di uno sforzo collettivo e straordinario, c’è bisogno di un tavolo per la concertazione degli interventi.
    Questo governo regionale, se vuole davvero cambiare le cose, si deve prendere anche questa responsabilità.

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Dottore in Giornalismo per uffici stampa, blogger dal 2005, a breve giornalista pubblicista, si interessa di tutto. Ma anche di più. Lo trovate sempre in giro per Palermo.
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