Giovanni XXIII: nel tragitto mani deformate dal caldo
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Giovanni XXIII: nel tragitto mani deformate dal caldo
Cronaca

Giovanni XXIII: nel tragitto mani deformate dal caldo

Mani deformate di Giovanni XXIII
Giovanni XXIII

Nel tragitto da Roma a Milano della teca che custodisce la salma di Giovanni XXIII il caldo ha sciolto la cera che copre le mani del Papa Buono.

Le mani del Papa Buono si sono deformate. Si tratta ovviamente del rivestimento di cera, ma i fedeli di Giovanni XXIII sono rimasti comunque impressionati quanto hanno visto le mani del Santo come sciolte. L’incidente è avvenuto durante il ritorno della salma a Bergamo in occasione del 60esimo anniversario dell’elezione al soglio Pontificio, perché la teca è rimasta troppo esposta alla luce solare e al caldo. Scoppia anche la polemica perché l’Esercito italiano si era offerto di trasportare la salma a bordo di un Falcon.

Giovanni XXIII da Roma a Bergamo

A quanto pare Giovanni XXIII non ha solo dei “problemi alle mani” di cera, come ammette un po’ sconsolato il vescovo di Bergamo Francesco Beschi. A quanto pare il Vaticano, difatti, teme che se la cera che copre la salma del Papa Buono continua a sciogliersi ciò potrebbe innescare il processo di decomposizione. Lo strato di cera che copre le mani del Santo, in realtà, è più sottile rispetto a quella che si trova sul resto del corpo perché doveva essere maggiormente modellata.

A causa di una persistente esposizione al Sole, quindi, si è in parte sciolta deformando le mani che proteggono quelle mummificate di Giovanni XXIII.

In occasione del 60esimo anniversario dell’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli al soglio Pontificio, l’urna di plexiglass che custodisce la salma del Papa Buono è stata trasferita infatti da Roma a Bergamo. La teca rimarrà esposta ai fedeli nella terra natale di Giovanni XXIII fino al 10 giugno, ma l’incidente alle mani potrebbe far anticipare tale data. “Assolutamente no: il viaggio a Bergamo e a Sotto il Monte prosegue. E quando l’urna tornerà a Roma le mani verranno sistemate” assicura monsignor Giulio Dellavite, segretario generale della Diocesi.

Un inconveniente che forse però poteva essere evitato. L’urna infatti ha viaggiato su strada da Roma a Bergamo ma “non avevamo calcolato tutta la gente che si è assiepata lungo il tragitto, e che ci ha costretto ad andare a passo d’uomo da Seriate a Bergamo” ammette monsignor Dellavite.

Qualche accorgimento era stato preso per evitare di surriscaldare troppo la teca ma non è bastato. “Avevamo messo ghiaccio secco sotto l’urna – rivela il segretario generale – ma stando al sole, col riverbero del plexiglass, si è comunque surriscaldata”. E le mani di Giovanni XXIII si sono sciolte.

Il viaggio sul Falcon rifiutato

In realtà, ciò forse si sarebbe potuto evitare se gli organizzatori del viaggio avessero accettato la proposta dell’Esercito italiano, il cui protettore è proprio Giovanni XXIII. I militari infatti avevano messo a disposizione un jet Falcon per il trasferimento della teca da Roma a Bergamo. Di norma, il Falcon viene utilizzato per i trasporti di Stato oppure per i voli sanitari. Gli organizzatori però hanno rifiutato sostenendo che potevano esserci problemi di pressurizzazione.

L’urna infatti è piena di gas Argon, che evita la decomposizione della salma perché ne impedisce l’ossidazione. Monsignor Dellavite però non ci sta e ricorda: “Già nel 2000, a Roma, la cera delle mani di Giovanni XXIII aveva subito un surriscaldamento”.

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