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Gli ultimi fuochi dell’impero

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Il premier Silvio Berlusconi sembra in ottima forma. Apparentemente ha rispolverato quell’ottimismo che gli permise, nel 1994, di scalare le scranne del potere: come allora, lo contraddistinguono una cieca fiducia nel futuro, sia economico che politico della sua maggioranza e un estenuante attacco virulento alla Magistratura. Il premier, però, in questi 17 anni è maturato. Da imprenditore baldanzoso, mago della comunicazione, e per certi versi, ingenuo politicamente, è diventato un abile stratega e calcolatore, degno dei dinosauri della politica italiana, mostri sacri degli equilibri e dei contrappesi. E’ determinato e cinico. Non si ferma davanti a nulla. Scandali su scandali non smuovono la sua costante inclinazione al potere. Eppure qualcosa si sta muovendo nel Paese. Il popolo scende in piazza, le opposizioni alzano la voce, gli amici di un tempo come Fini ora sono nel recinto dei cattivi e gli amici di oggi come Bossi strillano e strepitano.

Il mondo occidentale e l’Europa cominciano seriamente ad essere intolleranti nei confronti di quello che era stato sì, un leader sui generiis, ma tutto sommato festaiolo e caratteristico, ora diventato causa di disordini e aspri conflitti, nonchè invischiato in processi imbarazzanti e vicende scottanti e prive di trasparenza.
Un vero rivoluzionario, capo di un partito personale che grazie al controllo di televisioni e giornali è riuscito ad addomesticare le voci discordanti dal suo mood libertino, voci comunque discordanti tra loro, che anche senza il conflitto di interessi del Presidente non sarebbero state in grado di opporsi. A questo proposito, Freedom House in una ricerca del 2009 ha posizionato l’Italia tra i paesi del mondo “partly free” per quanto riguarda la libertà di stampa.

Le motivazioni, come qualsiasi cosa nel Belpaese, si riassumono nelle proprietà dell’on. Berlusconi, narratore onnisciente di un’Italia alla deriva. La sinistra è priva di un Odoacre, re Barbaro che depose l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto, ed è perennemente condannata da un sistema elettorale stile “legge truffa” alla De Gasperi. Come il premier ama ricordare, la maggioranza degli italiani è dalla sua, lui rispecchia il volere popolare. Il popolo decida, il popolo è sovrano come sancisce la Costituzione. Lo slogan fa parte della temibile ars comunicativa pidiellina e ne è forse il manifesto: la verità è breve e ritrattabile, talvolta falsa, talaltra manipolata. La maggioranza degli italiani non è con Berlusconi, è con lui, o meglio lo era nel 2008, il 28,8 % calcolando che alle elezioni vi furono 9 milioni di astenuti e 2 milioni tra schede bianche e nulle: una percentuale molto televisiva, annacquata dalla dinamica del voto di scambio.

E il restante 70% dov’è? E’ disperso tra le mille costellazioni della sinistra, tra le voci bianche dell’indifferenza e tra coloro che hanno perso l’attitudine al voto, per disperazione chissà. Una disperazione priva di appigli fino a ieri, ma che oggi sta tornando coesa sotto un’unica bandiera bianca o viola, fatta di cittadini esasperati, sempre più poveri e allibiti. Un 2011 come un’odissea nello spazio vuoto italiano, da riempire con la partecipazione popolare, con la rinascita della responsabilità civile, con le manifestazioni e le proteste. Con l’augurio che gli ultimi fuochi dell’impero siano spenti da un nuovo illuminismo.


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francesca romana

uno splendido articolo, davvero!che l’illuminismo sia con noi!


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