Gollini diventa "Gollorius", portiere rapper dell'Atalanta
Gollini diventa “Gollorius”, portiere rapper dell’Atalanta
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Gollini diventa “Gollorius”, portiere rapper dell’Atalanta

Gollini Atalanta rapper
Gollini Atalanta rapper

È uscito il primo singolo rap del portiere atalantino. È un omaggio ai suoi amici storici e ai primi campetti calcati.

Meglio una carriera da calciatore o una da cantante? Due percorsi affascinanti per migliaia di giovani, ma che difficilmente si intrecciano. Pierluigi Gollini, portiere dell’Atalanta, è però la classica eccezione alla regola, e nel dubbio ha scelto di portare avanti entrambe le strade. Dopo aver concluso la stagione 2017/2018, durante la quale ha difeso, seppur da riserva di Berisha, la porta della squadra bergamasca, il giovane estremo difensore si è dedicato alla sua altra passione: quella per la musica, più precisamente per il rap. Il 23enne bolognese ha infatti pubblicato un singolo intitolato “Rapper coi guanti“, nel quale racconta la sua storia, che include anche un passato nelle giovanili del Manchester United, e rende omaggio ai suoi amici di sempre e ai campetti di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, quando da adolescente faceva parte del settore giovanile della SPAL.

Gollini diventa “Gollorious”, portiere e rapper

La stagione di Pierluigi Gollini con l’Atalanta non sarà forse di quelle da raccontare ai nipoti, ma si è chiusa con una nota decisamente positiva.

Il giovane portiere ha giocato soltanto otto partite tra Serie A e Coppa Italia, com’era lecito aspettarsi vista la concorrenza del più esperto Etrit Berisha, a cui il tecnico Gasperini si è affidato per la maggior parte delle partite.

Ciononostante, quelle poche presenze sono bastate per convincere la società bergamasca a riscattarlo dall’Aston Villa, squadra inglese che lo aveva ceduto in Italia in prestito, e confermarlo quindi per il futuro. Un atto di fiducia non indifferente da parte di un club che gode di una grandissima reputazione nella formazione di giovani calciatori da lanciare.

Conclusi quindi gli impegni agonistici, Gollini ha deciso di dedicarsi a una sua seconda passione, quella per la musica rap. Il giocatore 23enne nativo di Bologna, infatti, ha mostrato di avere talento anche con il microfono in mano: il 9 giugno 2018 ha pubblicato il suo singolo intitolato “Rapper con i guanti”, e firmato dal suo nome d’arte, “Gollorius“, un misto tra il suo cognome dello storico rapper americano Notorious B.I.G.

Il ricavato delle vendite della canzone sarà utilizzato per “la sistemazione del campetto dove ho cominciato a giocare, a Poggio Renatico, vicino a Ferrara”, come ha spiegato il portiere in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

Quello delle sue origini è un tema molto ricorrente nel pezzo musicale realizzato dal calciatore, che rende omaggio ai propri amici di sempre e ai primi campi calcati da adolescente, elencando tutti i sacrifici che gli hanno permesso di arrivare al punto in cui si trova oggi, senza però mai dimenticare chi è rimasto insieme a lui e lo ha appoggiato durante questo percorso.

La canzone stessa si apre con una lunga introduzione in cui è Gollini in prima persona a raccontarsi: “Da bambino avevo un sogno, ma sapevo quanto sarebbe stato difficile“, spiega il giocatore, “quanto mi sarei dovuto sacrificare, quanti ostacoli avrei trovato sul mio percorso e quanto dura e lunga sarebbe stata la strada.

L’unica cosa che sapevo, è che ero pronto a tutto, la fame e il desiderio di farcela erano superiori a qualsiasi altro sentimento”.

Il passato al Manchester United

“L’unica cosa che conta è credere in te stesso“, prosegue poi il testo, “lavorare e mettere tutto quello che puoi in ciò che fai”. Una sorta di mantra che Gollini si sarà certamente ripetuto più volte nel corso della sua esperienza da giovane calciatore, che lo ha visto partire nel settore giovanile della SPAL e poi passare alla Fiorentina, prima di attirare grazie alle sue qualità le attenzioni di un club prestigioso come il Manchester United, dove è approdato all’età di 16 anni.

Un’esperienza che ha certamente segnato la crescita di Gollini, che sempre a La Gazzetta dello Sport aveva raccontato le dure condizioni in cui si era ritrovato: “C’è una specie di regime militare con regole assurde allo United: d’inverno sono vietati i cappelli, i guanti, i sotto maglia, le maniche e i pantaloni lunghi.

Vietati anche tatuaggi e profili social. Per fortuna il portiere può coprirsi, ma vedevo ragazzi brasiliani o africani che morivano di freddo. Però quell’esperienza mi ha aiutato, sono diventato uomo prima del tempo”.

Dopo il Manchester United, e un ritorno in Italia, è arrivata la chiamata dell’Aston Villa, con cui il talento italiano si è esibito per qualche mese nel 2016 in Championship, prima di essere prestato proprio all’Atalanta: “Lì il problema era un altro: nella Championship si gioca con molta intensità, non c’è tattica, è diverso dalla Premier che è cambiata tanto grazie agli allenatori italiani. Ogni partita è una battaglia e il portiere è sempre sotto pressione“.

Nel testo di “Rapper coi guanti” Gollini afferma che “l’anima e l’essenza della mia persona non cambieranno mai“, a sottolineare come il successo che sta avendo, o quello che potrà avere in futuro, non potranno in ogni caso allontanarlo dalle proprie origini, che vanno rintracciate proprio in quel campetto di Poggio Renatico che verrà rimesso a nuovo con i fondi ottenuti dalla canzone.

“Da bambino sognavo questo, sudore e lacrime sul campo”, spiega ancora il portiere, che all’interno del testo trova spazio anche per un simpatico richiamo a due compagni conosciuti all’Atalanta con il quale ha condiviso l’ultima stagione: “Gioco domenica sera, esco con Bryan e Peta”, canta “Gollorius”, riferendosi in maniera chiara a Cristante, trasferitosi alla Roma, e Petagna, attaccante dei bergamaschi.

A chi non vede di buon occhio una carriera divisa tra il campo e la musica, il portiere risponde infine senza voler creare polemiche: “La verità è chi parla così ha la mente chiusa.

Capisco se l’avessi fatto durante il campionato, ma ora sono in vacanza: cosa cambia se faccio rap o gioco alla playstation?”

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Alessandro Bai 182 Articoli
Alessandro Bai, nato nel 1991 a Milano, città che ama ma da cui non può fare a meno di spostarsi (e ritornare, sempre). Una mamma brasiliana, un anno di studi in Inghilterra e la passione per le lingue mi hanno dato l'apertura mentale che cerco di riportare nel giornalismo. Racconto di sport per fare emozionare.