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Grande delusione per Sakineh Ashtiani: non è stata liberata!

La Giornata Mondiale dei diritti umani non trova pace: questo pomeriggio viene infatti smentita la notizia secondo cui Sakineh, iraniana condannata a morte per omicidio e adulterio, era stata liberata.
La donna, infatti, era stata portata nella sua casa a Tabritz, insieme al figlio (anche lui arrestato) per un’intervista di Press TV sulla scena del delitto.

Il Comitato contro la lapidazione, che ha sede in Germania, aveva ricevuto mercoledì la notizia della liberazione della donna, e le foto di Press TV sembravano confermarla: è quindi iniziato un passaparola che presto ha raggiunto una dimensione internazionale. Oggi la profonda delusione sul sito di Press TV: “contrariamente ad una vasta campagna di propaganda da parte dei mezzi di informazione occidentali secondo cui l’assassina Sakkineh Mohammadi-Ashtiani è stata rilasciata, una nostra equipe televisiva ha concordato con l’autorità giudiziaria di seguire la Ashtiani nella sua abitazione per produrre una ricostruzione video dell’omicidio sulla scena del delitto”.
Secondo Taher Djafarizad, attivista del Comitato contro la lapidazione, la questione è stata strumentalizzata dalle autorità iraniane: un trucco per accattivarsi le potenze internazionali durante i colloqui sul programma nucleare.

Infatti, avevano dato la notizia anche alcuni quotidiani vicini al regime: “questa è la politica sporca di Teheran”

La vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtiani inizia nel 2006, quando, 38enne, venne accusata di adulterio, imprigionata a Tabriz e condannata a 99 frustate. La successiva accusa fu di avere una relazione con l’assassino del marito e per questo venne di nuovo messa sotto processo per adulterio, ma anche per complicità nell’omicidio. Nel 2007 la Corte Suprema condannò Sakineh alla lapidazione, ma la presentazione di ricorso permise il rinvio dell’esecuzione. Da allora, Sakineh ha effettuato due confessioni: una durante un’intervista in carcere, in cui ammette di essere colpevole sia di adulterio sia di complicità nell’omicidio; nella seconda, la donna ammette di essere peccatrice. Ma i familiari e gli attivisti avvertono che queste parole le sono state estorte.
La scorsa primavera il destino della Ashtiani ottiene enorme visibilità internazionale, portando a una mobilitazione che in un primo momento sembrò convincere Teheran a sospendere la sentenza.

Vengono lanciati diversi appelli per salvare la donna, in particolare dall’Italia, dagli Stati Uniti e dalla Francia (quello della première dame Carla Bruna, subito definita prostituta dalla stampa iraniana ultraconservatrice).
Il 10 ottobre scorso sono stati arrestati anche il figlio e l’avvocato della donna insieme a due giornalisti tedeschi che li stavano intervistando.

Sulla questione, il nostro ministro degli Esteri Frattini ha commentato: “vogliamo vedere Sakineh libera”, chiedendo al governo iraniano un atto di clemenza.

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