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Green pass a lavoro, i sindacati: non sia un’arma per licenziare

Roma, 3 ago. (askanews) – “Non abbiamo nulla in contrario all’estensione del green pass, ma non può diventare uno strumento per le imprese per discriminare e licenziare”. Questa la posizione espressa dal leader della Cgil, Maurizio Landini, dopo l’incontro tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e i sindacati per discutere delle misure di contenimento del Covid nei luoghi di lavoro, in particolare della possibile estensione del green pass, in vigore dal 6 luglio per accedere ai locali al chiuso, a musei, cinema, palestre e per partecipare ad eventi, alle aziende.

I sindacati sottolineano che i protocolli sulla sicurezza hanno funzionato e continueranno a essere messi in atto. Il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri: “Noi siamo vaccinati e sostenitori del Green pass per il tempo libero ma il diritto alla salute e al lavoro sono garantiti dalla Costituzione e si deve intervenire su questi temi con delicatezza e senza forzature, l’unico Paese in cui è previsto l’obbligo dei vaccini è l’Arabia Saudita, e non mi pare sia un punto di riferimento per il nuovo rinascimento”.

Il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha insistito sull’importanza di rafforzare i protocolli di sicurezza già sottoscritti e sullo spingere con la campagna vaccini nei luoghi di lavoro. Ma se il governo ritiene che ci sia una fondata preoccupazione sulla ripartenza del Covid – ha spiegato – nella sua autonomia può adottare una norma legislativa, non ci sottrarremo al confronto. Ma ha aggiunto: “Abbiamo chiesto al governo una riunione sul tema dell’uscita dal blocco dei licenziamenti e la necessità di convocare urgentemente il tavolo di monitoraggio così come c è la necessità di un confronto più serrato sull’attuazione del Pnrr per verificare le modalità di partecipazione delle parti sociali alla cabina di regia e alla governance”.

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