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Green Pass fino al 31 dicembre? Tutte le ipotesi al vaglio della politica

Chi vorrebbe il Green Pass valido fino al 31 dicembre e chi spinge per la sua scomparsa dalla fine dello stato di emergenza il prossimo 31 marzo

Le strategie del governo in tema di Green Pass

C’è davvero la possibilità che il Green Pass resti in vigore fino al 31 dicembre? Le ipotesi al vaglio della politica rispecchiano fedelmente le differenze di vedute di chi la politica la fa a livello di Esecutivo, perciò come il governo Draghi stia affrontando snodi e calendario della certificazione verde anti Covid è materia di ricette in parte controverse.

Dato empirico di partenza: i contagi sono in calo: ieri, 13 febbraio, se ne sono registrati 51.959 contro i 62.231 di sabato 12. Calano ancora le vittime: 191, mentre l’altro ieri erano state 269.

Green Pass fino al 31 dicembre, ma Salvini non ci sta e chiede che scompaia il 31 marzo

Logico perciò che in materia di Green Pass la politica si riprenda gli spazi di manovra delle singole ricette.

Come Matteo Salvini, ad esempio, che spinge tramite un emendamento di Claudio Borghi a resettare il Green Pass in sincrono con la fine dello stato di emergenza, il 31 marzo. Ma la politica è di fatto ancora fino al 31 marzo “dipendente” dalla scienza accreditata, perciò Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, suggerisce di mantenerlo fino al 31 dicembre. Il dato certo perciò è che se il Green Pass cadrà nel dimenticatoio la sua non sarà una caduta netta ma un lento scivolare per step.

E tutto questo con paradossi normativi per cui se ci sono misure che si sono già allentate ce ne sono altre che si apprestano a “stringere”.

Regole che si allentano e regole che tornano a stringere: cosa succederà dal 15 febbraio

Dal domani ad esempio, 15 febbraio, scatterà l’obbligo del Green Pass rafforzato sui luoghi di lavoro per gli over 50. E sulla possibilità di cassare tutto il 31 marzo sulla scia dell’assioma “via l’emergenza via provvedimento emergenziali?” Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia sta con Salvini (almeno in questo), il Pd è più draghiano di Draghi e punta all’allentamento graduale.

Il governo e soprattutto il premier puntano alla “diluizione graduata” della misura anti covid. Lo stesso ministro Speranza ha recentemente detto che le cose vanno meglio ma ha fatto capire che decisioni reali verranno prese a ridosso della fine dello stato di emergenza che dovrebbe segnare anche la fine del Cts come interlocutore con “facoltà di indirizzo normativo”.

Gli emendamenti del Carroccio e la sponda dei Cinquestelle per battaglie “trasversali”

Ma Salvini non molla e sa di pter contare anche su maggioranze”trasversali” (parole di Borghi), tanto che su un emendamento proprio sul Green Pass aveva incassato la collaborazione occasionale del M5s. Walter Ricciardi però da quall’orecchio non ci sente. Il consulente di Speranza ha detto due cose: che il virus non scomparirà e che “Il Green Pass serve ancora. Insieme alla vaccinazione deve diventare uno dei due perni della nuova normalità. Se li togliamo siamo a rischio”. Poi ci sono gli step normativi: il 15 giugno scadrà l’obbligo vaccinale per lavorare se si è over 50.

Una fine per step graduali: il Green Pass non morirà subito, non prima dell’estate e forse anche oltre

Il sunto è che la fine del Green Pass sarà fine “agonica”, per step, magari con una modifica di quello rafforzato a partire da marzo per i luoghi al chiuso, mentre con questo trend molto probabilmente scomparirà all’aperto. Ci sono indiscrezioni su aprile, quando pare il Green Pass base non sarà più necessario per i clienti di parrucchieri, barbieri, estetisti e tutti i centri di servizi alla persona. Di certo rimarrà per il periodo estivo nel settore cruciale dei trasporti.

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