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Green Pass obbligatorio a scuola: come funzionerà il controllo del certificato verde?

Green Pass obbligatorio a scuola: come funzionerà il controllo? In due fasi: a classi chiuse con Verifica C19, a classi piene con una piattaforma in arrivo

Come funzionerà il Green Pass scolastico

Con le nuove norme attese per domani, primo settembre e con la ripresa dell’anno scolastico il 13, il Green Pass diventerà strumento obbligatorio per frequentare la scuola dai 12 anni in poi: come funzionerà il controllo del certificato verde? I criteri sono tutti enunciati in una nota del Ministero firmata dal capo dipartimento del ministero Stefano Versari.

Il documento divide i protocolli in due precisi step operativi, due fasi, una transitoria e una definitiva. Dal primo al 13 settembre ci sarà una procedura “ordinaria”. In quella fase sarà resa operativa una App per il controllo della certificazione verde. Dal 13 settembre, che è la data mainstream di riavvio delle  lezioni in Italia, dovrebbe “prendere il via una procedura automatizzata”. Con quella i controlli saranno celeri. 

Green Pass obbligatorio a scuola: il “documento Versari” che spiega tutto, o quasi

Tutto spiegato da una nota che il ministero dell’Istruzione, secondo quanto riporta AGI, ha inviato alle scuole. Con un preambolo che ricorda “l’obbligo del possesso e il dovere di esibizione della certificazione verde Covid-19 per tutto il personale scolastico” figlia del vaccino fatto, di guarigione o di tampone entro le 48 ore. E la verifica? Toccherà ai dirigenti. Poi a parte sulla divisione in due del protocollo: la prima “transitoria” e copre il periodo in cui le scuole sono già aperte ma non ci sono ancora lezioni.

In quella fase, che partirà domani, la verifica del green pass verrà effettuata con la App ‘VerificaC19’

I colori del Green Pass obbligatorio a scuola e le misure da adottare nella fase uno

Verificherà che il colore verde dia possibilità di ingresso ed interazione “senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione e senza memorizzare informazioni personali sul dispositivo del verificatore,  nel pieno rispetto della privacy”.

In caso contrario, con schermata rossa, “il personale non potrà accedere all’istituto scolastico e dovrà regolarizzare la propria posizione vaccinandosi oppure effettuando test antigenico rapido o molecolare”. La procedura viene indicata come semplice ma dovrà essere quotidiana, con il “limite di dover verificare giornalmente ciascun singolo QR Code”. Che significa? 

Il ministero: Green Pass obbligatorio a scuola, ma c’è il timore di “rallentamenti” per la fase due

Che il Ministero mette le mani avanti e spiega che “potrebbero determinarsi soprattutto nei momenti di inizio e fine delle lezioni, rallentamenti nelle operazioni materiali di verifica”. E la fase due? Dal 13 settembre, con le classi piene, ci sarà il passaggio a un controllo tramite una piattaforma digitale. In raccordo con il garante della Privacy e con il ministero della Salute il ministero “sta operando al fine di realizzare l’interoperabilità tra il sistema informativo in uso presso la scuola (Sidi) e la piattaforma nazionale Dgc così da poter e, a regime, velocizzare le più semplici operazioni richieste. Per l’adozione della procedura, destinata al personale delle istituzioni scolastiche statali, è richiesto uno specifico intervento normativo, atto a consentire l’utilizzo nel rispetto della protezione dei dati personali”. 

La norma sul Green Pass obbligatorio a scuola è ancora “incompleta”

Quindi, la nota spiega che “è atteso in tempi brevi l’intervento normativo necessario per consentire l’adozione della procedura automatizzata”. E nel frattempo e in attesa che il governo Draghi deliberi? I Dirigenti scolastici predisporranno “misure organizzative e di gestione degli spazi, che consentano l’ordinato svolgimento delle operazioni descritte”. Anche a considerare “che fino all’inizio delle attività didattiche, la presenza del personale sarà inferiore all’ordinario e che, simulazioni effettuate, hanno evidenziato la rapidità delle operazioni svolte con l’utilizzo dell’App “Verifica C19”. Tutto sembrerebbe dunque incentrato sull’opera di più soggetti “verificatori”, ciascuno delegato all’utilizzo dell’app. Da chi? Dai dirigenti, ovvio.

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