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Grexit: Atene pronta a dire di no
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Grexit: Atene pronta a dire di no

Siamo arrivati al dunque, forse: oggi è il giorno dell’Eurogruppo, il vertice fra Grecia e istituzioni che, secondo molti, rappresenta l’ultima occasione per un accordo.

La distanza fra le parti, però, non è mai stata tanto grande.

Da un lato, Atene, che accusa le “politiche catastrofiche” attuate dall’UE e si dice pronta, per bocca del primo ministro Alexis Tsipras, a rispondere con un “grande no” all’eventuale perpetrarsi delle proposte irragionevoli, come già definite in passato.

Dall’altra, il gruppo delle istituzioni, con la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, che, in pratica, ritengono di avere già fatto tutto ciò che era in loro potere fare, tendendo la mano al governo ellenico.

Nel frattempo, le borse europee annaspano, chiudendo ancora una volta in negativo, anche se non con numeri catastrofici. La sensazione è che si vada verso un nulla di fatto e, quindi, le possibilità sono la prosecuzione dello stallo oppure la definitiva uscita della Grecia dall’Eurozona.

Sebbene la Corte Costituzionale Europea abbia dato parere positivo alla legittimità dell’OMT, il sistema in base al quale la BCE potrà acquistare titoli nazionali in quantità illimitata, riparando l’economia europea dagli sbalzi dello spread, lo spauracchio che deriva dall’inoltrarsi in un terreno ignoto, come diceva pochi giorni fa Mario Draghi, c’è.

Torna anche in mente (e, vista la situazione, non può che essere così) anche la possibile interferenza della Russia in tema di Grexit.

A inizio aprile si era svolto un vertice fra Tsipras e Putin, al termine del quale il presidente russo aveva dichiarato che i prestiti ad Atene erano possibili, ma che non era intenzione di Mosca approfittare della situazione per forzare o correggere i rapporti con l’Europa. Era inizio aprile, appunto, e quelle rassicurazioni furono sufficienti. Ora, la situazione è però del tutto diversa.

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